ANCORA SULLA CATTIVA STRADA: l’evento multimediale di GABRIELE SALVATORES per il 18° “Noir in Festival”

come-dio-comanda-cdPur nuovo di zecca, il “PalaNoir” di Courmayeur può già vantare un evento memorabile. Trattasi di “Ancora sulla cattiva strada”, la jam session multimediale messa in scena da Gabriele Salvatores il 7 dicembre 2008, per il 18° “Noir in Festival”. Spettacolo insolito, a cominciare dal fatto che, per una volta, il regista ha messo le immagini di un suo film (“Come Dio comanda”, nelle sale dal 12 dicembre) in secondo piano rispetto a musiche e testi. fabi-salvatores-pc070132E, mentre le atmosfere minimal-psichedeliche dei romani “Mokadelic” (che, nell’occasione, allineavano anche Niccolò Fabi) ne riproducevano fedelmente la colonna sonora, i testi recitati dallo stesso regista e dai protagonisti del film Elio Germano e Filippo Timi, erano solo in parte tratti dal romanzo di Niccolò Ammaniti che lo ha ispirato. «Con Elio e Filippo– ha spiegato Salvatores- abbiamo scelto soprattutto pagine che nel film non ci sono, accostate a poesie di Pasolini, brani tratti dalle opere di Shakespeare, scritti del tibetano Lama Yesce e parole di Fabrizio De André. Tutti testi che sono serviti agli attori per entrare nei personaggi, e a me per costruire l’anima emozionale del film». Un’anima “desesperata”, come può esserlo quella di uomini in cui “splende la luce del vizio”. Gente che, pur incattivita da una società disumana, è, però, ancora capace di sciogliere la violenza in un amore feroce come quello che nel film lega Rino, l’anti-padre per eccellenza, al figlio Cristiano. «Negli ultimi anni ho pensato che c’era poco da ridere, e mi sono immerso in una zona d’ombra», ha detto Salvatores. Quella stessa “cattiva strada” in cui bazzica “Quattroformaggi”, lo zimbello di tutti, che, nel film, dietro il sorriso a mezzabocca con cui sopporta le angherie, nasconde un che di infetto nel cervello. “E presto o tardi quella roba cattiva si risveglierà”. Perfetto esempio di mostro generato dall’attuale sonno delle coscienze, cui Salvatores, con questo struggente viaggio nel “noir” più profondo, ha cercato di dare, almeno per un’ora, una scossa.

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