MARCO PAOLINI: “Signora Tatcher, lei di fuori sarà pure di ferro, ma di dentro è di… merda”

margaret-thatcher-50001Sono passati trenta anni da quel 4 maggio del 1979 in cui Margaret Thatcher diventava primo ministro inglese. Rimasta al numero dieci di Downing Street fino al 28 novembre del 1990, ancora oggi è ricordata per lo scossone che le sue riforme hanno dato alle conquiste dello stato sociale, ponendo le basi per l’avvento della nuova economia del mercato globale. paolini-dscn8981Anche per questo, nello spettacolo «Miserabili- Io e Margaret Thatcher»- che il 17 luglio 2007 aveva rappresentato in un Teatro Romano di Aosta stracolmo, l’attore Marco Paolini l’aveva scelta come interlocutrice virtuale per passare in rassegna, con amara ironia, i danni causati da questa economia sregolata e deregolata. Lei, la Lady di ferro, che aveva proclamato “non esiste più società, ma solo uomini, donne, bambini”, attirandosi più di qualche maledizione (“Signora Tatcher, lei di fuori sarà pure di ferro, ma di dentro è di… merda”). A mò di virtuale, simbolica, vendetta l’istrionico Paolini, col suo teatro civile, era riuscito per due ore a ricompattare un migliaio di solitari e precari consumatori valdostani, facendogli  prendere (o riprendere) coscienza del loro stato di uomini “sup-postmoderni”, prigionieri della “sindrome consumista” che privilegia la transitorietà e la novità a scapito della durata e della memoria. Quella stessa che porta ad aberrazioni surreali del tipo: «Norma, vieni alla festa del 1° maggio? Va bene…ma quand’è?». «La diretta filiazione della filosofia della Tatcher – ci aveva spiegato Paolini- è che ogni genere di valore che sia anche solo leggermente fuori del mercato non conta. Viviamo in un mondo in cui l’economia ha uno strapotere, e quando un potere è troppo forte l’abuso è già cominciato. Le vengono riconosciute caratteristiche di apoliticità e scientificità, ma l’economia è, invece, una scienza non oggettiva fortemente condizionata dalla storia: si va a cicli, non è un caso che Tremonti all’opposizione sia diventato un pò più keynesiano».  Non crede che, spesso, in questo tipo di spettacolo di impegno sociale l’attore o il comico che “le cantano chiare” vengano, da una parte, caricati di troppe responsabilità, e, dall’altra, ciò produca una certa deresponsabilizzazione negli spettatori? «So che cosa può fare un attore, io.– aveva ribattuto- Per cui cerco di “non pisare fora dal bocal”. Anzi, ogni volta che provano a caricarmi di altri valori, mi defilo. Quello che devo dire lo dico sul palco, e se non riesco a farmi capire non vale la pena che mi spieghi».

Rispondi