DAVID SASSOLI: “la televisiun la t’endormenta cume un cuiun”.

Il 30 maggio 1956 è nato il giornalista David Sassoli. Lo ricordo riproponendo una parte dell’intervista che gli feci nell’ottobre 2005

SassoliDSCN7138La televisiun la g’ha na forza de leun”, cantava Enzo Jannacci negli anni Settanta. Lo ha ribadito David Sassoli, famoso anchorman del Tg1, in occasione dell’incontro tenuto la sera del 10 ottobre presso l’Espace Populaire. «Una ricerca dell’Università Cattolica di Milanoha detto- dimostra che il 70% delle cose che sappiamo del mondo ci arrivano da questo elettrodomestico. E questo non solo attraverso i telegiornali: perché, se non tutta la televisione è giornalismo, tutta la televisione è comunicazione. Questo, purtroppo, ha portato ad un fenomeno preoccupante: la confusione di ruoli. I programmi sono ormai una vera e propria “marmellata” in cui l’informazione, facendo spesso solo da côté ad altro, perde di autorevolezza. Dobbiamo, invece, distinguere bene quello che è spettacolo da quello che è giornalismo, e che, quindi- essendo attendibile e credibile- ci permette di avere dei punti di riferimento critici. Questo discorso vale in assoluto, ma è fondamentale per il servizio pubblico dove sono saltati i paletti che mettevano il mondo dell’informazione al riparo dalle ingerenze del potere politico ed economico. E dove non c’è autonomia c’è subordinazione, per cui si perde la curiosità di andare a vedere cosa succede ed il pluralismo dei punti di vista»…  Non è, del resto, un caso che il rapporto 2003 sulla libertà di stampa dell’organizzazione americana “Freedom House” abbia declassato l‘Italia da “paese libero” a “parzialmente libero” a causa di “un aumento della concentrazione dei media e delle conseguenti pressioni politiche”. «I padroni dell’informazione in Italia. – spiega Sassoli- si occupano principalmente di automobili, mattoni o economia. Sì, i giornali gli servono, ma, in realtà, preferiscono fare altro finendo per investire sempre meno nei progetti editoriali. Dall’altra parte ci sono i politici che confondono informazione con propaganda, perché la politica vive di consenso e l’informazione è un buon veicolo per il consenso». Ecco, allora, le censure, le falsificazioni, i veri e propri oscuramenti che stanno sempre più confondendo ed anestetizzando il pubblico. Niente di nuovo sotto al sole. Alle stesse conclusioni, infatti, arrivava la sopracitata canzone di Jannacci: “la televisiun la t’endormenta cume un cuiun”.

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