Regina di bastoni (sonori), SELENE FRAMARIN organizza una rassegna musicale e suona, con LORENZO BARBERA, al MAIN di Gignod.

SELENE P1240555.jpgNella cartomanzia napoletana la donna di bastoni è saggia, esperta, autorevole. Un po’ come la clarinettista aostana Selene Framarin, che, appena trentatreenne, ha già maturato svariate e prestigiose esperienze musicali.

Baton amis 302975387_6432976241850056704_nDa quest’estate è anche la direttrice artistica della rassegna “Bastoni sonori” che ha animato tutti i sabato pomeriggio di agosto e settembre al MAIN (Maison de l’Artisanat International) di Gignod, in occasione di “Bâton Amis”, la mostra curata dall’IVAT (Institut Valdôtain de l’Artisanat de Tradition). Si sono, così, succedute conferenze, pièces teatrali e, soprattutto, concerti. «I bastoni, a seconda di come vengono manipolati, fanno nascere anche suoni.– ha sottolineato Selene- L’umanità ha iniziato a esplorare tutto ciò già nel Paleolitico, per, poi, creare, nel corso dei secoli, i più svariati strumenti musicali

L’ultimo appuntamento, tenuto nel museo di Frazione Caravex 2 sabato 29 settembre, è stato “Soffi e battiti” che ha visto protagonista la stessa Framarin con il percussionista Lorenzo Barbera in un concerto itinerante nelle sale in cui erano esposti i 400 oggetti che esploravano i vari significati che il bastone ha avuto nei secoli: da simbolo di potere e violenza (ci sono anche due manganelli fascisti) alle bacchette da rabdomante del sarrolein Dino Letey, dai bastoncini utilizzati da Chicco Pellegrino per vincere gare di fondo alle Marottes, i bastoni dei giullari. SELENE P1240640.jpgUn pò della follia di questi ultimi si è respirata anche nel programma del concerto che ha visto Barbera e Framarin muoversi tra il barocco ed i tanghi di Astor Piazzolla. Sono, infatti, partiti dal tema della Follia (che, nato nel XVI secolo, è stato utilizato da decine di compositori classici), per elaborare una metafollia frutto dell’uso non convenzionale degli strumenti e dell’intreccio di echi di musica antica, sperimentale ed etnica . Nei “Tango-Études” di Piazzolla hanno, poi, messo in evidenza quanto l’argentino si rifacesse a insospettabili stilemi barocchi. «Oltre che con gli spettatori,– ha spiegato Selene- i musicisti che si sono esibiti alla rassegna sono entrati in comunicazione col luogo. Perché l’artista del terzo millennio deve aprirsi a situazioni concertistiche al di fuori delle sale da concerto, cercando l’interazione coi luoghi per farli rivivere con la sua musicaSELENE P1240477.jpgSELENE P1240463.jpgBARBERA P1240445.jpg

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