Le donne nelle canzoni di Fabrizio De Andrè secondo Cristina Donà

Donà ok 1vDSCF0127.jpgDopo essersi manifestato il 24 agosto 1998 a Saint-Vincent, dove fu costretto ad annullare un concerto, ed essergli stato diagnosticato all’Ospedale di Aosta, il carcinoma polmonare portò a morte Fabrizio De Andrè l’11 gennaio 1999. Il ventesimo anniversario della morte ha, quindi, scatenato una serie di commemorazioni in tutta Italia. La Saison Culturelle, in particolare, ha scelto di ricordarlo il 9 gennaio, riproponendo al Teatro Splendor di Aosta lo spettacolo “Amore che vieni amore che vai. Fabrizio De André, le donne e le altre storie”, con la cantautrice lombarda Cristina Trombini Sapienza, in arte, Cristina Donà, attorniata da bravissimi musicisti come Rita Marcotulli (pianoforte), Javier Girotto (sax), Fabrizio Bosso (tromba), Enzo Pietropaoli (basso), Saverio Lanza (chitarra) e Cristiano Calcagnile (batteria e percussioni). Donà DSCF0093.jpg«De Andrè fa parte dei miei ricordi di infanzia perché piaceva a mia sorella che ha 5 anni più di me.- ha raccontato la cantautrice- Poi, con la scoperta della musica anglosassone e di quegli artisti che hanno formato il mio DNA musicale, è diventato un peso, per tornare alla grande con gli ultimi album della svolta etnica. La proposta dell’Associazione Teatrale Emilia Romagna di fare questo spettacolo è arrivata qualche mese prima che mi assegnassero il Premio Fabrizio De Andrè, uno dei pochi che ho appeso in casa.» Nella motivazione del premio, consegnatole il 23 gennaio 2016 all’Auditorium Parco della Musica di Roma, fu scritto che era piaciuto il suo “aver scelto di portare sul palco, con la sensibilità rara che da sempre la contraddistingue, Fabrizio De André e le sue anime salve, le vie del campo e il suo inverno“. Se a ciò si aggiunge la smisurata bravura dei jazzisti che l’hanno accompagnata si può avere un’idea della raffinata rilettura di canzoni entrate nel DNA collettivo. In grado in un paio di casi (“Il pescatore” del solo Pietropaoli e “Don Raffaè”) di riuscire a fare a meno dalle parole del poeta genovese. Donà DSCF0068.jpg«Il lavoro sulle figure femminiliha spiegato Cristina- è stato la chiave per entrare nel suo mondo e riuscire a portare una mia personale interpretazione. Hanno un peso notevole all’interno della sua enciclopedia umana di emarginati. Sono donne che in questa vita non ho vissuto ma probabilmente porto nel mio DNA. Cantarle è un po’ essere loro, con tutte le problematiche legate al femminile che in questo periodo emergono prepotentemente.» E’, così, stata Fernanda Farias De Albuquerqu, il trans protagonista di “Princesa”, o l’istriana Maritza di “Bocca di rosa” (raccontata a mò di favola), o Nina Manfieri, l’amica di infanzia di “Ho visto Nina volare”. E, ancora, Puny Rignon, la prima moglie evocata in “Verranno a chiederti del nostro amore”, o la stessa Dori Ghezzi di “Hotel Supramonte”. Quattordici canzoni, con il momento particolarmente toccante dedicato a “La Buona Novella”, con “Ave Maria” e “Tre Madri”. «Di solito non amo le canzoni sulle donne scritte dagli uomini,ha concluso Cristinama De André fa eccezione perché descrive senza dare giudizi. Racconta donne vere, che respirano e odorano. Con una femminilità spesso prorompente che ha fatto dire a Guccini che il genovese piaceva perché quando scriveva parlava di quella cosa lì.»Donà DSCF0082.jpgDonà DSCF0118.jpgDonà DSCF0131.jpgDonà P1280002.jpg

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