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C'era una volta

C’ERA UNA VOLTA (56)- Pier Luigi BILETTA, il pittore che a Verrès aveva messo radici.

Dopo lunga malattia, l’8 agosto, all’Ospedale Beauregard di Aosta, è morto il pittore Pier Luigi Biletta. Aveva 83 anni. Nell’agosto 2018, alla Maison La Tour di Verres, aveva fatto la sua ultima mostra “45-80 Anni, Luoghi e Ricordi“, che focalizzava gli importanti anniversari festeggiati quell’anno (i suoi 80 anni, di cui 45 vissuti a Verres).

Per l’occasione aveva scelto i “quadri della Nazionale”, come li definiva. «Sono i 16 paesaggi ad olio che mi sono venuti meglio.– mi aveva spiegato- Quelli a cui sono più legato e non ho mai esposto volentieri perché legati a ricordi personali».

Nato a Borgone di Susa, Biletta era cresciuto e si era formato artisticamente a Torino, cui erano dedicati tre quadri della mostra. A cominciare da “La mia via” in cui aveva dipinto Via Caboto, dove aveva passato l’infanzia ed un pezzo di giovinezza. I colori spenti di una Torino impressionista, si facevano più luminosi nei paesaggi dipinti nei tre anni in cui, per motivi matrimoniali, si era trasferito in Liguria.

La maggior parte della sua vita, e, di conseguenza, dei quadri in mostra, era, però, legata a Verrès, dove, nel 1973, aveva raggiunto i genitori, e dove, oltre a dipingere, aveva insegnato, fatto l’arredatore ed il grafico .

Era anche stato uno dei bassi profondi del Coro di Verrès di Pino Cerruti. «Dopo un concerto in chiesa a Nus e dopo le consuete plurime bicchierate, – ricorda David Mortara storico direttore della Corale Neuventse- rimasti in pochi irriducibili a vagare per strada a notte fonda, voleva cantare “Una carezza, un pugno” di Celentano. Io non sapevo le parole. Allora Billy ha cercato un pezzo di carta, mi ha fatto chinare e, sotto un lampione, mi ha scritto il testo appoggiando il foglio sulla mia schiena. L’ho imparata e da allora non l’ho più dimenticata. Billy era un pittore, sì, ma era anche un sacco di altre cose».

«Grande Billy. – ricorda, invece, l’amica Carmen Jacquemet- Quante bellissime serate abbiamo passato al Pekelin di Chatillon. Ordinava sempre due caffè ristretti e li beveva d’un sol fiato, uno appresso all’altro…».

«Verrés è diventata le mie radici, visto che i miei sono sepolti qua.- mi aveva detto Billy- Amo questo paese per la sua tranquillità ed ospitalità, anche se, purtroppo, ormai è architettonicamente tutto rifatto». E’ a Verrés che “billy McM”, come si firmava (forse per omaggio ad un prozio scultore), aveva cominciato ad esporre nel 1997 cercando la comunicazione muta tra artista e spettatore «che fa sì che a quest’ultimo arrivi qualcosa o, addirittura, percepisca la stessa sensazione provata quando ho dipinto».

3 commenti

  1. Buona sera, sono il fratello di Billy ho letto il Suo ricordo, mi ha fatto molto piacere e La ringrazio del pensiero. Per quanto riguarda la sua firma è un omaggio al nostro bisnonno in linea materna.
    Grazie.
    Riccardo

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