
Le stelle dell’edizione 2011 sono, in ogni caso, “The Temptations”, esibitisi, sotto una pioggia insistente, il 4 luglio nell’unico loro concerto italiano della stagione. Il quartetto salito sul palco del Puchoz si è dimostrato lontano parente di quello che, tra il 1960 e i primi anni Settanta, ha segnato la storia della musica pop con classici “My Girl”, “Ain’t Too Proud to Beg”, “Just My Imagination” e “Get Ready”. Cavalli di battaglia che da soli sono, comunque, bastati ad infiammare una parte del pubblico. Per non parlare di “Papa was a Rolling Stone”, uno degli hit più duraturi della storia della musica, con cui nel 1972 raggiunsero il loro apice creativo accreditandosi come pionieri del funk. «E’ stato l’ultimo vero classico registrato dal gruppo», ha ammesso il settantenne Otis “Big Daddy” Williams, l’unico sopravvissuto della formazione originaria del gruppo. Il 21 maggio scorso era a Detroit, con Aretha Franklin e Stevie Wonder, per il Golden Gala che ha festeggiato le cinquanta candeline della Motown, etichetta-simbolo della musica black che i “Temptations” hanno contribuito a rendere grande.
