
In poco meno di un’ora The Boss ha parlato della rivoluzione sociale e culturale che il rock ha provocato, dei mutamenti avvenuti nella tecnologia e nella comunicazione e, soprattutto, degli artisti che hanno influenzato il suo percorso musicale. Perché oggi che «viviamo in un mondo postautentico, l’autenticità è una casa degli specchi. In fin dei conti, tutto si riduce a quel che porti con te quando le luci si abbassano: i tuoi maestri, le tue influenze, la tua storia personale. E ciò che conta davvero è il potere e lo scopo della tua musica.»
Per Bruce tutto partì nel 1956, con “il momento di genesi”, quando vide Elvis Presley all’Ed Sullivan Show. «Una settimana dopo- ha raccontato- ispirato dalla passione nei pantaloni di Elvis, le mie piccole dita di seienne si aggrapparono per la prima volta al manico di una chitarra noleggiata da Mike Deal’s Music di Freehold, New Jersey.»
Ha, quindi, citato James Brown («che faceva il culo a strisce ai Rolling Stones»), Bob Dylan («il padre del mio Paese, musicalmente parlando, ora e per sempre») e il fatalismo del country, finendo con il senso di libertà di Woody Guthrie. Ed è stato dopo aver accennato “This land is your land” che ha fatto una calorosa esortazione alle nuove generazioni di artisti che affollavano le strade e i club di Austin. «Fatevi sentire, musicisti, fatevi sentire. Aprite le orecchie e aprite il cuore. Non prendetevi troppo sul serio e prendetevi sul serio come la morte. Non preoccupatevi, e preoccupatevi da star male. Abbiate una fiducia di ferro in voi stessi, ma dubitate sempre: vi tiene svegli e all’erta. Pensate sempre di essere i figli di puttana più fichi della città, e pensate sempre che fate schifo! In questo modo rimarrete onesti. Rimarrete onesti. Cercate di tenere sempre vive nel cuore e nella mente due idee completamente contradditorie. Se riuscirete a non diventare matti, vi ritroverete più forti. E restate tosti, restate affamati, restate vivi.» L’e-book “La nota giusta” di Bruce Sprinsten è disponibile gratuitamente su Apple Store.
