
Nato a Chàtillon il 4 aprile 1892, la sua carriera era decollata nel 1938 sua generazione. Aveva frequentato quando il critico d’arte milanese Guido Marangoni, in villeggiatura a Saint-Vincent, aveva visto alcune sue opere e, in un articolo sulla rivista d’arte “Perseo”, lo aveva definito «pittore di grande talento». Vinto nello stesso anno il Premio Bergamo, Mus si era inserito tra i migliori artisti italiani della Carrà, Ligabue, Morandi e De Pisis era stato spesso suo ospite a Saint-Vincent.
«Mus era un bravo tipo che viveva di pittura, per cui ha fatto una vita grama finchè non ha avuto quel colpo di fortuna di vincere un premio a Bergamo. Gli mancava la cultura, ma era un artista nativo che la pittura ce l’aveva nel sangue… Capiva che certi movimenti artistici moderni erano importanti, e avrebbe anche voluto entrarci, ma non era nella sua mentalità e nella sua cultura… La sua era una pittura morale, fatta di quei bei quadri di contadini valdostani che durante il fascismo piacevano tanto perché esprimevano tutta la cultura del campagnard. La dittatura fascista era ridicolamente contadina: le scarpe grosse del contadino davano un segno di forza ed attaccamento alla terra che, all’epoca, erano i valori in auge…
