Gli organizzatori, infatti, piazzarono, sventatamente, il sassofonista in coda ad una mondana cerimonia di premiazione iniziata in grave ritardo e proseguita al rallentatore.
Era, d’altronde, prevedibile che l’obliqua musica dell’americano, esibitosi col pianista Ran Blake, potesse non risultare gradita ai numerosi invitati accorsi al Centro Congressi più per verificare il lifting di Michele Placido o sbirciare la scollatura di Maria Grazia Cucinotta che per ascoltare la stralunata versione di “Take the A train” con cui Lacy concluse la serata.
Un’esibizione sfortunata per un musicista abituato a ben altri cimenti. «Alla fine degli anni 50- mi ricordò- a New York mi esercitavo con Sonny Rollins sotto il ponte di Williamsburg dove c’era molto rumore a causa del passaggio di barche, aerei, elicotteri, treni e auto. Era un ottimo esercizio perché dopo è stato facilissimo suonare nel silenzio. Anche sabato scorso ho suonato in un pub inglese molto rumoroso dove nessuno stava a sentire…ed ho suonato molto bene».
Come mai sempre e solo sax soprano?«Perchè ti dà tanti problemi, ma ha anche tante possibilità. E poi è un pò come prendere moglie: meglio averne una sola».
Qual è il suo rapporto con il cinema? «Mi interessa molto per la possibilità che ha di stimolare la fantasia dei musicisti grazie al ritmo della storia ed alla direzione che prendono gli avvenimenti del film. Rispetto agli anni ‘40 e ’50, nel Noir adesso manca po’ di sentimento e c’è, invece, troppa violenza. Questo è un campo che la musica deve ancora sperimentare, come sono pure da scandagliare tutte le possibilità dell’elettronica».
La mia intervista filmata da Michelangelo Buffa

