
Impresa folle, che accomuna subito il monologo di Accorsi ad Orlando (impazzito di gelosia per Angelica). Ancor piú folle per chi abbia ancora in mente lo spettacolo di riferimento, l’Orlando Furioso del regista Luca Ronconi, che, nel 1969, puntò, invece, sulla coralità di una numerosa e qualificata compagnia che comprendeva Ottavia Piccolo, Mariangela Melato, Edmonda Aldini, Massimo Foschi, Duilio Del Prete, ecc. ecc. Ad Aosta é stato, invece, sempre e solo Accorsi a dar voce a Orlando, al Mago Atlante, a Medoro, a Sacripante, a Bradamante, ad Astolfo e pure ad Angelica.
E, come se non bastasse, Baliani per rafforzarne lo smarrirsi gli ha fatto citare “la selva oscura” di Dante, per esternare la gelosia evocare l'”Otello” di Shakespeare e, per attualizzare il tutto, accennare alle battaglie con l’Islam migrante sull’isola di Lampedusa. Un’impresa attoriale folle (messa su in soli 23 giorni) in cui l’attore bolognese ha dato prova di grande maturità,bravura e resistenza, visto che ha goduto solo di pochi attimi di tregua per l’impalpabile controcanto di Nina Savary (tenue voce di una coscienza femminista e minimale colonna sonora).
Ma si sa, se prima il teatro era fatto «della materia di cui son fatti i sogni» (da “La tempesta” shakespeariana,anch’essa citata in “Furioso Orlando”), adesso è costretto a far i conti col vil denaro. Ecco, quindi, che gran parte delle energie creative se ne va per trovare l’artificio per risparmiare mezzi, scenari e attori (a quando un monologo di “Giulietta e Romeo”?).
