Le prime, e finora uniche, ad andare al di là del mugugno sono state nove delle 14 compagnie valdostane (il Groupe Approches, Arti di Eris, Envers Teatro, Nuovababette, Palinodie, Replicante Teatro, Sinequanon, Teatro d’Aosta e Teatro instabile) che da qualche mese hanno costituito l’Assemblea delle Compagnie Teatrali Professionali Valdostane.
La mattina del 22 agosto, nel corso di un incontro al Café Libraire di Aosta, l’Assemblea si è presentata alla stampa locale criticando aspramente il taglio (definito “insostenibile”) dei finanziamenti regionali destinali alle compagnie, che, nella primavera scorsa, sono passati dai 330mila euro del 2012 a 72mila euro. Tagli che, in realtà, qualche giorno prima della conferenza il nuovo assessore regionale all’istruzione e Cultura Joel Farcoz ha ridotto, portando lo stanziamento a 177mila euro.
«Il finanziamento pubblico– ha aggiunto Alessandra Celesia di Sinequanon – ci permette di abbattere i costi di produzione e distribuzione. E’ una specie di salvagente che ci di permette di sopravvivere e mantenere lo standard di qualità che vogliamo continuare a fornire. Anche perché coi nostri lavori siamo stati ambasciatori della Valle nel mondo.»
Andrea Damarco di Replicante ha fatto, invece, osservare che «il finanziamento teatrale garantisce democrazia e libertà, perché, se devo vivere solo del mercato, prima o poi per lavorare arriverò a fare pernacchie o a dover essere a tutti i costi simpatico a qualcuno.»
Ecco, quindi, che l’Assemblea vorrebbe, oltre ad intervenire sui tagli ai finanziamenti, porsi come soggetto con cui l’amministrazione regionale possa confrontarsi per “intraprendere un percorso di rinnovamento di un sistema culturale fossilizzato da decenni sulle stesse dinamiche e viziato dalle clientele.”
«Siamo “cittadini, non sudditi”- ha osservato Stefania Tagliaferri di Palinodie, in collegamento via Skype- la stessa frase che ho letto sulla chitarra di Robert Smith, durante il concerto di The Cure a Milano.».
«Non vogliamo stare ad aspettare l’osso.- ha aggiunto Damarco- Basta con la politica culturale che ci suggerisce gli spettacoli. Non siamo solo guide turistiche che raccontano la storia dei castelli. Dobbiamo portare emozioni e fantasia nella vita della gente. Il nostro è un mestiere bastardo perché facciamo cose non tangibili e non quantificabili. Creiamo momenti che vivono nella memoria delle persone ma che non si possono pesare o quantificare come vorrebbe la società.» E la Celesia ha aggiunto: «Un buon progetto è quello che porta voti o che fa crescere?»
Teatro Splendor che è stato indicato come esempio del mancato dialogo tra amministrazione pubblica e compagnie teatrali. “E’ grave– scrivono- l’esclusione delle compagnie professionali dai luoghi teatrali della città. Un nuovo teatro, lo Splendor, è nato ed uno storico, il Giacosa, non si capisce cosa sia destinato a diventare. Ci chiediamo come mai gli operatori culturali del teatro non sono mai stati invitati a discutere ed immaginare la vita futura di queste strutture che non possono rimanere scatole vuote riempite puntualmente di eventi senza una strategia culturale, gonfiati di soldi e svuotati di idee. Questi spazi sono prima di tutto luoghi di incontro dei cittadini e della cultura, e noi cittadini vogliamo riappropiarcene.”
Le proposta dell’Assemblea è di una stretta collaborazione con le Istituzioni, che, partendo dal ripristino dei contributi tagliati, si estenda alla riforma della legge regionale a favore dell’attività teatrale locale (incentrata su parametri esclusivamente qualitativi), alla programmazione della politica culturale regionale, al problema degli spazi teatrali, alla ricerca di nuovi modi di reperire fondi non pubblici.
Perché, come concludono nel documento, “soprattutto in un momento di crisi la politica non può permettersi di dimenticare l’importanza e il valore della cultura per i propri cittadini, come sancito dall’articolo 9 della Costituzione italiana: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Perché solo attraverso la conoscenza e la cultura si costruisce il futuro. Il Finanziamento Pubblico al Teatro consente al teatro di poter continuare ad esercitare il proprio mestiere, un mestiere antico, antichissimo, come quello delle ostetriche, con la sola differenza che, mentre le ostetriche aiutavano, ed aiutano le donne a partorire i figli, il teatro aiutava, e deve continuare a poterlo fare, gli uomini a “partorire” idee».

