Si sedette sulla sua sedia pigmea con gambe regolate ad altezza diversa ed attaccò a suonare sull’amato Steinway CD 318 le “Variazioni Goldberg” di Bach, l’autore che più amava perchè lo riteneva “il più grande architetto di suoni mai esistito”.
Con uno strumento “sbagliato” (le Variazioni erano sate composte per clavicembalo a doppia tastiera) e una tecnica “sbagliata” (perchè artificiosissima) ottenne una sonorità filogicamente “sbagliata”, che addolciva il severo volto del Bach luterano della versione di riferimento della Landowska con un sorriso più mondano e cosmopolita.
Nacque una stella discografica (il disco è stato uno degli album di musica classica più venduti di tutti I tempi), che Thomas Bernhard, nel suo romanzo “Il soccombente”, fece morire proprio “suonando le Variazioni Goldberg, raggricciato sulla tastiera, nel tentativo sempre rinnovato di essere non già un interprete al pianoforte, ma il pianoforte stesso, il suo Steinway.”

