Un inizio insolito, come, del resto, si rivelarono gli sfavillanti colori dell’ orchestrazione dell’arrangiatore Ferde Grofé che rivestì i cinque bellissimi temi esposti dallo stesso Gershwin, solista al piano. Il tutto formava un vero e proprio “caleidoscopio musicale dell’America”, in cui l’autore aveva fuso, con personalità, jazz, blues, canzone e musica contemporanea. Fu il primo dei tanti trionfi di un brano che, oltre ad essere tra i più eseguiti dalle orchestre di tutto il mondo, è entrato nella colonna sonora di film come “Fantasia 2000” e “Manhattan”.
Fra i tanti riconoscimenti, il più gradito a Gershwin fu l’apprezzamento del suo idolo: Maurice Ravel. Quando, infatti, il 7 marzo 1928 il compositore francese, in tournée negli Stati Uniti, festeggiò il suo cinquantatreesimo compleanno a casa della cantante Eva Gauthier, fra gli invitati c’era anche Gershwin. Allorché, però, questi, facendosi coraggio, gli chiese se poteva impartirgli delle lezioni di contrappunto e composizione, Ravel rifiutò. “Perché vuole essere un Ravel di secondo livello- si giustificò– quando può essere un Gershwin di primo livello”

