Anche lui, nella sua “O Gh’è’n Piaxei”, ha cantato (in genovese) di un “incroxio”, ma, soprattutto, anche lui, senza bisogno di vendersi l’anima al diavolo, suona il blues (e non solo quello) in modo sublime.
Non a caso, nel 2005, il sito specializzato francese bluesfeelings.com lo ha giudicato secondo miglior artista blues europeo. A riprova del suo valore sta, poi, la sfilza di prestigiose collaborazioni, che, accanto ai grandi italiani, annovera il sassofonista Dick Heckstall-Smith (già con Colosseum e John Mayall) e Roy Rogers (produttore di John Lee Hooker).
E’ un caso che in Italia siano state due città di mare come Genova e Napoli ad esprimere il meglio dei musicisti blues? «Sono accomunate dall’avere un porto che ha facilitato il mischiarsi di diverse etnie. Nel dopoguerra, poi, sono stati i marinai americani a portare in Italia il blues ed il jazz. In comune hanno, infine, quel guardare alle proprie radici con un po’ di malinconia che è una delle tante chiavi per spiegare il blues.»
O GH’E’ ‘N PIAXEI (C’è un favore)
C’è un favore, bella, che ti voglio chiedere
fai in modo che la mia tomba sia mantenuta ben pulita
Se esco da questo macello qui non torno più
il fango è salito e copre già il sole
Di aspettare a quest’incrocio mi sta passando la voglia
a farmi inzuppare dall’acqua e mordere il culo dal gelo
Stamattina presto il diavolo è venuto a cercarmi
ha bussato alla porta e mi ha detto che è ora di andare
Non c’è inferno, bella, e nemmeno il paradiso
che cosa c’è di là non lo sappiamo proprio
Ieri è passato, bella, domani è più vicino
prendo i miei stracci e me ne vado

