«Nel nome– ha spiegato prima del concerto il leader Rocco Brancucci– c’è ironia sul mondo in cui viviamo, ma, anche, la speranza di ricostruire situazioni umane vivibili e riprendersi in mano il mondo senza aspettare che qualcuno ci risolva i problemi.»
I quattro dischi pubblicati sono, infatti, pieni di composizioni che puntano dritte allo stomaco attraverso sonorità elettroniche graffianti ed evocative, ma, anche, testi, molto diretti, che parlano di sociale e vita quotidiana.
Pezzi come “Hanno umiliato l’amore”, che parla di nuovi barbari che “hanno stuprato la vita e umiliato l’amore”, o “Cadono piogge”, che esprime insofferenza per “ribelli virtuali e cani da guardia estremamente reali”. O, ancora, “Cagnolini di gesso” sulla dittatura delle banche che “il denaro te lo rubano perché toccarlo è anti igienico”)
«Somiglianze che nei concerti si riducono,- precisa- perché la nostra attitudine punk fa sì che dal vivo ci sia molto più suono ad avvolgere il racconto. Non sono un cantante, per cui sul finire della precedente esperienza coi Seminole, durata 12 anni, nell’ultimo disco, “Non tutti i vermi diventano farfalle”, sperimentammo questo tipo di musica parlata. Ci piacque, e, con l’aggiunta di un secondo bassista, nel 2008 ha portato alla nascita de I Fasti.»

