Al pari di quella in cui, con il bassista Steo Trieste di spalle, si è visto il mare di folla davanti al palco, ha reso bene l’idea delle dimensioni del “bagno di folla” nel quale si sono esibiti,
Riuscendo a superare l’emozione, le banalità dei presentatori (c’è chi li ha chiamati “Orange”, e chi ha ironizzato che erano “il vero motivo per cui Ingroia non è andato ad Aosta”) ed il sudario di conformismo musicale dei gruppi musicali che li hanno preceduti (e seguiti).
Non a caso, il giorno prima, il loro amico Federico Sirianni, sulla pagina Facebook de L’Orage, aveva scritto: “comunque se non tirate fuori il pisello alla fine dell’esibizione non diventerete mai un gruppo indie alla moda.”
Pur soffrendo la costrizione di un minutaggio che a loro serve a malapena a scaldarsi, il gruppo ha mostrato la validità di una musica dalla spiccata personalità, che riesce a comunicare spontaneità ed energia pur nascondendo raffinatezze e tanto tanto lavoro.
E’ stato un ulteriore piccolo passo per la carriera di un gruppo in continua ascesa, ma, soprattutto, un grande passo per la musica valdostana che per la prima volta si è affacciata alla più grande vetrina italiana di musica rock. «E’ un traguardo che consolida la nostra posizione,- ha spiegato il team leader Alberto Visconti– ma conferma anche che la scena valdostana è ormai di livello nazionale. Non ce le cantiamo e suoniamo più solo per noi, ma possiamo ambire ad un pubblico più vasto.»
