17 anni dopo che si è conclusa la loro parabola creativa, e a due da quel 22 dicembre 2012, quando, dopo varie episodiche reunion, hanno tenuto il definitivo concerto d’addio all’Espace Populaire.
Lo stesso locale aostano che il 29 novembre ha ospitato la presentazione di “Come macchine impazzite”, il libro a loro dedicato dalla Agenzia X dell’amico Marco Philopat, grande esperto di punk italiano.
Nelle sue 260 pagine la narrazione procede, come il caratteristico modo di cantare della band, a più voci.
Una visione privata che fa risaltare, per contrasto, la coscienza collettiva che traspare dalle testimonianze dei Kina e degli altri musicisti intervistati. Perché, come dichiara Stefano Giaccone (che ha fatto parte dei Kina tra il 1990 ed il 93): “il punk è stato l’ultimo movimento in grado di mischiare quello che succede in mezzo alla strada con quello che accade dentro all’anima degli individui e c’è una dinamica in questo che ha un ritmo che posso suonare….Il punk è stata l’ultima volta che la gente ancora si toccava, proprio materialmente, e sudava assieme.”
Fa da sfondo al libro Aosta, la città per cui i Kina sono stati un’anomalia sconosciuta ai più, e della quale parlarono specificamente in un’unica canzone: “Non c’è scampo”. “Lungo la strada- recitava il testo- la gente dimentica i sogni che ha fatto e sorride senza capire perché. Cambiare è doloroso. Ascolto la mia radio sintonizzata col nulla. Non c’è scampo ad Aosta. Questione di carattere: puoi incazzarti o prendertela comoda.”
La città in cui la trentennale avventura dei Kina è nata e si è conclusa. Con, a suggellarla, il disco “Città invisibili” , del 1996, nel quale Capra, ancor prima di prendere coscienza della fine, ne scrisse il perfetto epitaffio. “E’ ormai tempo di allontanarsi piano dai castelli, le mura sono troppo alte e gli uomini troppo piccoli. Preferisco tornare giù nella pozza con gli altri, la strada e piena di fango e noi pure. Ho sempre voluto correre il rischio di sporcarmi col fango degli altri, vi lascio i vostri vestiti puliti, non sono per me.”

