In inglese “play” vuol dire sia giocare che suonare. Una bivalenza che il quarantasettenne compositore di musica elettronica e sound designer Giuseppe Acito ha concretizzato al meglio facendo suonare uno dei giochi più famosi del mondo: i mattoncini LEGO. E, di certo, quando, 80 anni fa, il danese Ole Kirk Chrisiansen ne coniò il nome, contraendo la frase danese “leg godt (gioca bene)”, non poteva certo immaginare che avrebbero anche “suonato bene”.
Alla base del piccolo miracolo c’è la meccatronica, branca dell’ingegneria che crea automatismi facendo interagire meccanica, elettronica e informatica. Grazie alla sua abilità in questo campo Acito, nel suo laboratorio Opificio Sonico, ha creato gli otto robot programmati per suonare strumenti elettronici d’epoca come drum-synth e piccole percussioni acustiche.
Dopo aver attirato l’attenzione di riviste specializzate come Wired, Discovery News e Focus ed essere stato ospite di musei come quello della Scienza e Tecnologia di Milano e rassegne come Trieste Science+Fiction, la sera del 18 marzo Acito è stato chiamato dal Café du Velo di Aosta. Ha spiegato come ha sviluppato l’idea, ma, soprattutto, ha dimostrato, che, rispetto alla musica che si ascolta in certi dj set, il motto della sua “Mechatronic Orchestra”, “Robots do it better”, ha un suo fondo di verità. (grazie a Giada Dalbard per alcune foto)

