
E’ la stessa spietatezza che regna ne “Il Palazzo” protagonista del concept album di Luciano De Blasi, cantautore torinese “vecchia maniera” oltre che medico e scrittore.
La popolano politici che scambiano la tessera di partito per un bancomat con cui arricchirsi e fare carriera (“Il politico”), conservatori che pensano di “sistemare le cose” con le armi (“La pistola”), carrieristi disposti a tutto (“Carne da bordello”), voyeur mediatici assetati di sensazionalismo e sangue mentre “l’informazione langue” (“Prima serata”).
Non si salva neanche la religione, tra Papi che, stanchi, si dimettono perché “fare il papa è professione come tante” (“L’ultimo Angelus”) ed isterie di massa per miracoli intesi come egoistici “aiutini” (“Miracolo”). Anche gli artisti sono diventati arrivisti e buonisti e “ogni nuova fiamma si spegne nel banale” (“L’artista”).
Atmosfere che ne “Il Palazzo” sono esaltate dagli arrangiamenti di Federico Malandrino e dalla registrazione nello studio MeatBeat di Sarre di Raffaele Neda D’Anello che il cd ha pubblicato.
