
La recita delle parole della sua “Bellezza” (“Noi cerchiamo la bellezza ovunque. E passiamo il tempo così, senza utilità …”) è, invece, stata, occasione per sottolineare quanto sia stata importante per Godano l’estetica di Vladimir Nabokov. «Aveva una visione dell’Arte slegata dal sociale, che ne esaltava, piuttosto, l’aspetto futile e giocoso. Mi piace giocare con le parole, per cui ammiro il modo in cui lo fa un tecnico come Stefano Bartezzaghi, ma, ancora di più, adoro come lo ha fatto un artista come Nabokov.» Questa tendenza ludica si è riflessa nei testi delle canzoni dei “Marlene Kuntz” che si sono fatti sempre più ricercati portando
«Quando scrivo canzoni utilizzo una scrittura poetica che usa le tecniche della poesia, a cominciare dalla scelta, quasi maniacale, delle parole migliori . Uno degli aspetti peculiari della poesia è, infatti, la precisione, perché deve riuscire a suggerire e regalare suggestioni e non si può dilungare a descrivere per filo e per segno come nei saggi. Questo conferma come nell’Arte non ci sia spontaneità, quanto, piuttosto, artificio. Per cui quando qualcuno mi chiede come faccia a scrivere in maniera spontanea cose così complicate, rispondo che i miei testi non sono assolutamente spontanei.» Il filo conduttore dell’ultimo Cd dei “Marlene Kuntz”, “Uno”, è l’Amore, come hai fatto, in certe canzoni, a entrare così bene nella psicologia femminile? «Ci sono aspetti intimi di cui un artista è geloso, per cui, volendo trovare delle parole per dare l’impressione di avere risposto, posso dire che un artista ha il dovere di avere le antenne dritte ed essere ovunque nello spazio». Il regista Davide Ferrario nel 2008 ti ha chiamato a fare una parte nel film “Tutta colpa di Giuda”, come ti sei trovato a recitare? «Recitare è una parola veramente generosa. Davide , che è un ammiratore sopraffino dei “Marlene” , mi ha chiamato per impersonare un artista indolente e fuori del mondo, cosa che non mi è stato assolutamente difficile fare.»
