«Usavo i ritmi r’n’b e funky dei dischi della Tamla Motown– mi ha spiegato– mettendoci sopra le armonie e l’improvvisazione jazz. Devo molto alla musica nero-americana ed ho spesso fatto delle versioni di canzoni dei miei idoli (da “I want to take you higher” a “Maiden Voyage”: n.d.r.), stupendomi ogni volta di come avessero più mercato degli originali. Finchè una volta uno di questi idoli, Herbie Hancock, mi ha spiegato che era dovuto al nuovo sound inglese con cui le arrangiavo. E’ il suono che mi ha fatto tornare in auge negli anni Novanta sull’onda dell’Acid Jazz.»
Purtroppo l’acustica infame del salone di Saint-Vincent e un’intesa sicuramente da perfezionare col gruppo, hanno fatto si’ che l’Hammond di Auger, pur sempre grintoso, abbia faticato ad “entrare” nei pezzi della “Novecento Groove Machine”, la formazione di cui nell’occasione era ospite con il bravissimo batterista della Costa d’Avorio Paco Sery (già ascoltato ad Aosta con Joe Zawinul). I “Novecento” sono un gruppo a conduzione familiare formato da Dora (voce), Lino (chitarra), Rosanna(basso) e Pino (tastiere) Nicolosi, che, dopo trascorsi pop di un certo successo negli anni Ottanta, si sono trasformati in “Novecento Groove Machine” avvicinandosi al jazz e collaborando con musicisti di fama internazionale (da Billy Preston a Stanley Jordan, da Chaka Khan a Gino Vannelli) che hanno impreziosito una serie di cd prodotti dalla “ZTT” di quel Trevor Horn, celebre come cantante dei “Buggles” di “Video killed the radio stars” e degli Yes.

