Oltre che da una curiosità musicale onnivora, sono accomunati dalla militanza nei Modena City Ramblers, di cui Moneti è violinista e chitarrista dal 1996 mentre Contardo ne ha fatto parte tra il 2003 ed il 2005. L’organettista si definisce “suonicista randagio” per sottolineare un percorso nella musica e nel teatro popolare iniziato da ragazzo con il padre Franco nei “Cantambanchi” (gruppo storico del folk piemontese) e proseguito con gli “Abesibé”, che spaziavano dalla musica di strada alle giullarate. «Per essere coerente con una musica alternativa, nella mia carriera mi sono spesso mosso con mezzi di trasporto alternativi, che servono anche per attuare un’esplorazione pacata e profonda del territorio: dai carri trainati da cavalli alla bicicletta. Uso quest’ultima nelle mie avventure soliste perché è a impatto zero ed è più legata alla veste, con la quale mi presento, di “Contador”, che, oltre a voler dire cantastorie in piemontese, è il nome di un ciclista spagnolo e l’anagramma del mio cognome.» La scelta artistica di Contardo si rivela, tra l’altro, in linea con il mondo creativo del suo celebre zio: il pittore valdostano Francesco Nex. «I suoi quadri sono come dei cartelloni dei cantastorie, ma ad altissima definizione.- osserva Contardo– In uno scatto fermano un universo, come nel caso, per restare al tema di stasera, della sua “Benedizione della partenza degli emigranti”.»

