
Uno dei più bravi è sicuramente il tedesco Carsten Nicolai, conosciuto con lo pseudonimo di Alva Noto, che il 9 maggio 2010 si è esibito alla Cittadella dei Giovani di Aosta nell’ambito della rassegna “Finito/Infinito” curata da Paola Corti e Riccardo Mantelli. Nato nel 1965, si è imposto all’attenzione mondiale a partire dalla fine degli anni Novanta, soprattutto quando ha “de-estremizzato” il suono, rendendolo più fruibile grazie ad elementi ritmici sempre più evidenti. Sono, così, arrivate le collaborazioni con Björk e, soprattutto, Ryuichi Sakamoto ed è stato chiamato a disegnare una “dream machine” per l’I-Phone. «In pratica sono un autodidatta.- mi ha confessato prima del concerto aostano- La mia educazione musicale è basata principalmente sulla frequentazione dei negozi di musica underground. Solo più tardi ho scoperto il valore di autori come Cage e Stokhausen. Naturalmente mi ha colpito anche la scuola elettronica dei Kraftwerk e dei Tangerine Dream. In Germania abbiamo una speciale attrazione per la tecnologia ed i suoi scopi artistici, per cui anch’io ho sviluppato uno spiccato interesse in questo campo.»
Ad Aosta Alva Noto ha presentato “Unitxr”, una performance in cui l’ossessivo beat ha reso commestibile l’intreccio tra musica industriale e glitch (“glitch” è una parola inglese che indica l’impulso errato) fatta di impulsi sonori e visivi che, modificati grazie ad interferenze sul codice sorgente dei files, acquistano anima e poesia. «Le categorie mi spaventano e non sono interessato a farne parte.- aveva precisato- La musica glitch è una categoria della musica inglese di qualche anno fa. Amo la musica che induce quello stato di forte emozione momentanea che penso tutti abbiano provato almeno una volta. Sarebbe bello, però, che non si limiti ad un attimo, ma, perdurando a lungo, possa trasformarsi in un impulso positivo per il proprio futuro.Credo che sia una delle virtù dei suoni.» Non pensi che, in fondo, la musica Glitch esprima al meglio le anomalie e gli errori della società moderna? «Penso che nella società ci sia sempre un “glitch” perché la vita ha bisogno anche di errori, l’evoluzione, in fondo, è legata ad essi.»
