I “paesaggi sinestesici” del fabbricante di suoni ALVA NOTO

Figlia dell’attuale società tecnologica, la Musica elettronica è nata con grandi speranze per le possibilità di “controllare- come scriveva un pioniere come John Cage– l’intero spettro armonico, rendendo i suoni disponibili in qualsiasi frequenza, ampiezza e durata”. A lungo, però, tali promesse si sono rivelate inversamente proporzionali alle emozioni che dava. In particolare nei concerti, dove era penalizzante la macchinosità con la quale le apparecchiature rispondevano agli input dell’esecutore. Problemi che oggi sembrano superati grazie a software capaci di “massimizzare la possibilità dell’imprevisto”, programmando in tempo reale i suoni prodotti. Ancora più decisivo è stato, poi, l’avvento di una generazione di musicisti-informatici che, muovendosi nella linea di confine tra arte e scienza, sanno sfruttare con fantasia ed estro creativo le possibilità dei computer.

Uno dei più bravi è sicuramente il tedesco Carsten Nicolai, conosciuto con lo pseudonimo di Alva Noto, che il 9 maggio 2010 si è esibito alla Cittadella dei Giovani di Aosta nell’ambito della rassegna “Finito/Infinito” curata da Paola Corti e Riccardo Mantelli. Nato nel 1965, si è imposto all’attenzione mondiale a partire dalla fine degli anni Novanta, soprattutto quando ha “de-estremizzato” il suono, rendendolo più fruibile grazie ad elementi ritmici sempre più evidenti. Sono, così, arrivate le collaborazioni con Björk e, soprattutto, Ryuichi Sakamoto ed è stato chiamato a disegnare una “dream machine” per l’I-Phone. «In pratica sono un autodidatta.- mi ha confessato prima del concerto aostano- La mia educazione musicale è basata principalmente sulla frequentazione dei negozi di musica underground. Solo più tardi ho scoperto il valore di autori come Cage e Stokhausen. Naturalmente mi ha colpito anche la scuola elettronica dei Kraftwerk e dei Tangerine Dream. In Germania abbiamo una speciale attrazione per la tecnologia ed i suoi scopi artistici, per cui anch’io ho sviluppato uno spiccato interesse in questo campo

Il pubblico della Cittadella si è ritrovato questo “fabbricante di suoni”, come ama definirsi, che, armato di un computer portatile e di un controller, ha modellato i suoni diffusi da un impianto audio “avvolgente” e le immagini proiettate su uno schermo alle spalle, cercando di coinvolgere i sensi degli spettatori nei suoi “paesaggi sinestetici”. «Sono un architetto paesaggista– mi aveva spiegato- e mi hanno insegnato a ridisegnare completamente il design dei paesaggi coordinando il lavoro di vari specialisti E’ un lavoro che presuppone che uno abbia ben presente un disegno più generale. Mi è stato molto utile nella mia attuale attività, dove, comunque, non c’è bisogno che la parte visuale a quella musicale vadano di pari passo

Ad Aosta Alva Noto ha presentato “Unitxr”, una performance in cui l’ossessivo beat ha reso commestibile l’intreccio tra musica industriale e glitch (“glitch” è una parola inglese che indica l’impulso errato) fatta di impulsi sonori e visivi che, modificati grazie ad interferenze sul codice sorgente dei files, acquistano anima e poesia. «Le categorie mi spaventano e non sono rinteressato a farne parte.- aveva precisato- La musica glitch è una categoria della musica inglese di qualche anno fa. Amo la musica che induce quello stato di forte emozione momentanea che penso tutti abbiano provato almeno una volta. Sarebbe bello, però, che non si limiti ad un attimo, ma, perdurando a lungo, possa trasformarsi in un impulso positivo per il proprio futuro.Credo che sia una delle virtù dei suoni.» Non pensi che, in fondo, la musica Glitch esprima al meglio le anomalie e gli errori della società moderna? «Penso che nella società ci sia sempre un “glitch” perché la vita ha bisogno anche di errori, l’evoluzione, in fondo, è legata ad essi.»

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