
La recente pubblicazione con il mensile “XL” del loro ultimo cd, “Per ora noi la chiameremo felicità“, ha proiettato il ventiquattrenne ferrarese agli onori della ribalta nazionale, forte anche di padrini come Jovanotti e Francesco De Gregori che l’hanno chiamato ad esibirsi nei loro concerti. «Vengo fuori dalla scena “indie”, il circuito che c’è fuori dalle grandi case discografiche.- ha spiegato prima del concerto Brondi- Il percorso che dobbiamo fare per arrivare al pubblico è tortuoso ma più chiaro e privo di compromessi, per cui faccio solo le mie cose, come e quando le voglio fare. Ogni tanto, poi, succedono questi cortocircuiti, per cui musicisti che amo si accorgono di me e “XL” mi dedica la copertina. E’ una cosa surreale e bellissima.»
Con Brondi erano sul palco del Giacosa Lorenzo Corti (chitarra), Giovanni Ferrario (basso) e Sebastiano De Gennaro (percussioni), a cercare di rendere meno “precaria” la sua musica che non risponde ai canoni estetici dominanti. Parafrasando Proust, gli ho chiesto. non si potrebbe dire nel tuo caso: “lasciamo le canzoni belle agli uomini senza fantasia”? «Certo, anche perché i miei testi sono fatti per accostamenti di immagini, che, per evocare qualcosa, hanno bisogno di un ascolto attivo. Una fantasia visiva, perché le faccio come se stessi filmando, fotografando o dipingendo, più che scrivendo canzoni. Mi viene in mente anche un’altra frase di Emil Cioran che diceva: “tutto quello che non è straziante è superfluo, almeno in musica”. La musica che mi interessa non deve essere qualcosa di sottofondo e di consolatorio.» Non trovi che le tue canzoni richiamino l’ “incubo riuscito” cantato da De Gregori? «Spero di no. Vorrei che fossero, piuttosto, degli incoraggiamenti a resistere spudoratamente in questi tempi e posti. Anche se sono neri e sconfortanti, sono pur sempre quelli che abbiamo. Vi succedono cose che somigliano a degli incubi, ma io sono contro l’ideologia dominante del fare finta di niente. Un modo di reagire è anche quello di descrivere cose che si vorrebbero nascondere negli angoli.»
