
Il risultato è un’estrema varietà di climi sonori (dallo swing di “Butta male” alle atmosfere sudamericane di “Paella e libertà”, dai “sogni stretti in mano” di “Un giorno dei tanti” al rock psichedelico di “La confezione”) che dipingono atmosfere intimiste ed esaltano testi “indignados” verso la diffusa aria di resa alla “merda lanciata dall’alto”.
Quella che trova terreno fertile nei falsi alternativi dall’aspetto “trasandato, però, al tempo stesso, ogni cosa è al suo posto” (da “Paella e libertà”), in chi butta “nel cesso il suo tempo e a sera tira la catena” (da “Spara”), in chi ha “l’inutile illusione di decidere per se” (da “La Confezione”), in “quelli che ci giran sempre intorno… che hanno voglia di osservare le cose da lontano”. Sono questi i bersagli della rabbia gioiosa delle canzoni più militanti del gruppo. Anche perché loro, gli Iubal, “non sono mai stati capaci di allontanarsi dalla linea gialla”, simbolo di un viaggio non solo fisico. Loro credono ancora che le “parole hanno il potere di tagliare a fondo le idee dentro al cuore” e la musica possa amplificarne il messaggio.
Specie quando danno voce al progetto collettivo di un album autoprodotto che si avvale di numerose collaborazioni musicali (Barbara Peretti, Ivan Piovano, Luca Minieri, Giovanni Buschino e Trouveur Valdotèn) e grafiche (Michele Cornetto e Daniele Morelli). A conferma che “non si può sbagliare quando si fanno delle cose belle” (come si ascolta in un altro sampler del cd), corale e numerosa è stata anche la risposta del pubblico che, per una sera, ha trasformato l’Espace in una piazza. Grande, ma soprattutto, come sottolinea il titolo del cd, NOSTRA.
