La rabbia festosa di “¡INDIGNADOS!” dei IUBAL KOLLETTIVO MUSICALE

Sono “fuori di melone”. Almeno così dice la voce del sampler che, sul nuovo cd, hanno inserito alla fine della loro “Butta male”. “C’è un’età in cui puoi fare quel lavoro lì.- vi insiste un anonimo- A trent’anni non funziona più”. Funzionano, invece, eccome, le canzoni di “¡Indignados! – La piazza è nostra”, il secondo cd del gruppo valdostano Iubal Kollettivo Musicale che il 14 aprile è stato presentato all’Espace Populaire di Aosta. E, a nove anni dalla costituzione e a tre dall’uscita del precedente “Parte da qui“, la loro rabbia verso una vita con “una cifra sulla schiena che è il codice del tuo padrone”, fortunatamente, resiste. Maturata, con meno riferimenti alla realtà locale (con cui nel 2006 si scontrarono quando cantarono di ”un politico, un amministratore… che abusò della sua posizione, lo confermò pure la cassazione”), ma con la stessa pretesa “di farsi ascoltare, di avere giustizia e di trovare la nostra verità.”

Il motore creativo rimane il poeta cantautore Alberto Zanin che ha composto nove degli undici pezzi (e la bonus track “Cani di Pavlov 2.0”, riarrangiamento di un pezzo del primo cd), ma decisiva è la capacità di “trasformare i sogni in suoni” degli altri componenti del gruppo: Andrea Minieri (basso), Luca Carrel (fisarmonica), Luca Debernardi (flauto), Matteo Cosentino (batteria, percussioni) e Umberto Debernardi (clarinetti).

Il risultato è un’estrema varietà di climi sonori (dallo swing di “Butta male” alle atmosfere sudamericane di “Paella e libertà”, dai “sogni stretti in mano” di “Un giorno dei tanti” al rock psichedelico di “La confezione”) che dipingono atmosfere intimiste ed esaltano testi “indignados” verso la diffusa aria di resa alla “merda lanciata dall’alto”. 

Quella che trova terreno fertile nei falsi alternativi dall’aspetto “trasandato, però, al tempo stesso, ogni cosa è al suo posto” (da “Paella e libertà”), in chi butta “nel cesso il suo tempo e a sera tira la catena” (da “Spara”), in chi ha “l’inutile illusione di decidere per se” (da “La Confezione”), in “quelli che ci giran sempre intorno… che hanno voglia di osservare le cose da lontano”. Sono questi i bersagli della rabbia gioiosa delle canzoni più militanti del gruppo. Anche perché loro, gli Iubal, “non sono mai stati capaci di allontanarsi dalla linea gialla”, simbolo di un viaggio non solo fisico. Loro credono ancora che le “parole hanno il potere di tagliare a fondo le idee dentro al cuore” e la musica possa amplificarne il messaggio.

Specie quando danno voce al progetto collettivo di un album autoprodotto che si avvale di numerose collaborazioni musicali (Barbara Peretti, Ivan Piovano, Luca Minieri, Giovanni Buschino e Trouveur Valdotèn) e grafiche (Michele Cornetto e Daniele Morelli). A conferma che “non si può sbagliare quando si fanno delle cose belle” (come si ascolta in un altro sampler del cd), corale e numerosa è stata anche la risposta del pubblico che, per una sera, ha trasformato l’Espace in una piazza. Grande, ma soprattutto, come sottolinea il titolo del cd, NOSTRA.

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