
Anche perché l’occasione era particolare: si festeggiava, infatti, l’inizio del tour “Nuovo Umanesimo” che segue alla pubblicazione del triplo cd “Sessanta”, che, a sua volta, festeggia i sessant’anni di età di Finardi (li compirà il 16 luglio) ed i quarant’anni di carriera (tanto è passato dal primo contratto discografico per la “Numero Uno” di Lucio Battisti). E festa è stata. Composta e, a tratti, nostalgica, ma pur sempre festa. Con una colonna sonora di lusso che ha ripercorso la storia musicale di Finardi attraverso una ventina di “inediti”, come li ha definiti, presentandoli, anche quando si trattava di pezzi come “La radio”, “Extraterrestre”, “La forza dell’amore” e altri suoi storici inni.
“Nuovo Umanesimo” è uno degli inediti veri contenuti in “Sessanta”. Uno dei più ponderosi, che preconizza un Nuovo Umanesimo “che ci faccia capire perché siamo così violenti”. «Dobbiamo capire che siamo dominati dagli istinti, che spesso chiamiamo sentimenti.– ha, infatti, spiegato-Siamo animali evoluti con un retaggio di istinti animali che non ci fa “volare liberi nei nostri pensieri”. Dobbiamo, comunque, essere teneri con noi stessi e accettarci per quello che veramente siamo.» Ponderosa è anche “E tu lo chiami Dio”, con cui Finardi ha partecipato all’ultimo Festival di Sanremo. Ma il cd contiene altri brani più giocosi, e, proprio per questo, forse più riusciti. Come “Maya” (dedicata alla figlia che non voleva studiare Matematica perché «tanto nel 2012 il mondo finisce») e, soprattutto, “Passerà” (nella quale ha fatto vedere i progressi fatti all’ukulele regalatogli lo scorso anno). “E la notte passera, la chiameremo libertà e poi domani arriverà l’estate”, vi canta, con un maggiore disincanto ma con la stessa felicità creativa della celebre “Musica ribelle”, con la quale ha concluso in gloria il concerto, nonostante avesse cercato in tutti i modi di non cantarla. «Scusate, ma non ci arrivo con la voce.- si era giustificato- Vi sarete accorti che sono raffreddato, perché a Roma, per il concertone del 1° maggio, mi sembrava di essere nel ciclo a 90° della lavatrice: un quarto d’ora diluviava, un quarto d’ora c’era un sole cocente… e, poi, vento che ti asciugava di colpo…e, ancora, pioggia. Ma per fortuna c’è il Moment…»
