
E’ stato quest’ultimo a dare il titolo all’evento, riprendendo una definizione della musica data da papa Paolo VI, allora vescovo di Milano, ad un gruppo di studenti del Conservatorio: “ha il compito tremendo e affascinante di interpretare del mondo d’oggi: le aspirazioni, le inquietudini, il brivido d’assoluto, di placarne con un messaggio di serenità le oscure crisi di pensiero e sentimento”. Compito che la musica di Johann Sebastian Bach assolve da più di tre secoli, rinnovandosi attraverso gli interpreti. Lo conferma il “nuovo Bach” di musicisti come il pianista iraniano Ramin Bahrami e, appunto, l’italiana di origini armene Tchakerian.
La stessa sensazione avuta dal selezionato uditorio del castello di Gressan, dove le sue splendide esecuzioni di Bach si sono alternate alla recita, da parte di Arruga, di citazioni dai “Monologium” e “Proslogium” del grande teologo e filosofo medievale Anselmo d’Aosta (di casa al Tour de Villa dove abitò la sorella Richeza). Arruga ha, infatti, avvertito una vicinanza fra l’arte di Bach, nel suo esprimere in assoluto la realtà e la bellezza, come se fosse direttamente Dio a scrivere, e il pensiero di Anselmo d’Aosta che mostra e gode l’infinita ed imparagonabile grandezza del Creatore mentre sente la terribile, esaltante nostalgia della sua vicinanza. «Pur essendo autori profondi e scrivendo con linguaggio complesso,- ha concluso- sia Bach che Anselmo non richiedono una preparazione specifica per dare qualcosa, perché, in ogni caso, toccano ognuno a suo modo.»
