In effetti nelle oltre due ore di concerto Cocciante non si risparmiò facendo un’excursus completo del suo immenso repertorio. A partire dalla suite iniziale di “Mu”,il primo album pubblicato nel lontano 1972. «Sono uscito in un momento in cui non dovevo venire fuori perché cantavo l’amore ed erano gli anni in cui andavano le canzoni politicizzate. Poi ho attraversato indenne gli anni ‘80 che per chi, come me, amava la melodia sono stati una tragedia: era quasi vietato cantare bene ed andavano di moda le voci mediocri con una melodia appiattita. Adesso, invece, c’è una rinascita della melodia, anche se costruita in modo diverso, e la voglia di usare la bella voce.»
Fu inevitabile chiedere a lui, che lo aveva vinto nel 1991 con “Se stiamo insieme”, un giudizio sul Festival di Sanremo, e, più in generale, sullo stato della canzone italiana. Perché, gli chiesi, sono sempre meno le canzoni che, come è successo stasera con “Margherita” o “Un nuovo amico”, sono cantate in coro dal pubblico senza bisogno di accompagnamento musicale? «Per poterle cantare così bisogna che il tempo dia ragione alla canzone. Quella di fare canzoni che non si ricordano è una tendenza moderna dovuta al fatto che non hanno molta melodia. E’ sempre più difficile trovare canzoni sanremesi belle perché rientrano nell’andazzo che c’è, soprattutto in Italia, di insinuarsi nelle tendenze musicali del momento invece di andarci contro. D’altronde il Festival di Sanremo è l’apoteosi delle cose comuni. Ecco perché nel momento stesso in cui ho deciso di parteciparvi, ho deciso anche che sarebbe stata l’ultima volta. Mi piace essere libero nella composizione, mi piace fare delle cose che non siano commerciali in partenza, ma che, magari, lo diventino alla fine per una loro intrinseca forza artistica.»
Qual’è la canzone del tuo immenso repertorio che preferisci? «“Quando finisce un amore”. Musicalmente ha un suo fascino atipico, perché è un lungo recitativo senza refrain, e, poi, ha un testo molto vero. Possiede una sua forza che le ha permesso di arrivare al successo senza alcuna promozione. Dopo metto “Margherita” che ha una melodia molto bella. Ma ce ne sono tante altre. L’album “Cocciante” del 1982 è, per esempio, magico perché su otto canzoni c’erano almeno cinque grandi successi: da “Un nuovo amico” a “In bicicletta”, da “Un buco al cuore” a “Celeste nostalgia“. E, poi, c’è la bellissima “E’ passata una nuvola”.»

