Con la violinista olandese Janine Jansen, che, sui pizzicati dell’orchestra, ondeggia sinuosa, posseduta dall’incantevole melodia di Prokofiev. Un compositore che sapeva creare quella «musica che entra nel cuore» che Janine ama suonare (non a caso in quello stesso 1935 in cui compose il Concerto aveva terminato le musiche per il balletto “Romeo e Giulietta”, la più bella storia d’amore mai raccontata in musica).
Un po’ come avvenne nella vita di un “musicista al quadrato” come Prokofiev che si intrecciò con le violenze della rivoluzione russa, e, dopo il ritorno, nel 1936, in Russia, con l’ottusità dei giudizi dell'”unione dei compositori”, che fecero sì che, nel 1948, il comitato centrale del partito comunista deliberasse che la sua musica “peccava di intellettualismo e di perversioni formalistiche, era complicata ed astratta, avulsa dalla realtà e contenente gravi errori formalistici e naturalistici“.

