Ricordo i quattro sardi il 10 agosto 1997, nel corso di un concerto inserito nella “Estate Musicale di Gressoney”, quando ammaliarono il numeroso pubblico convenuto al Castel Savoia con il fascino arcano del canto a tenores.
Dopo un periodo di fulgore legato all’usanza di utilizzarlo per le serenate, il canto si è salvato dall’oblio grazie a formazioni come i “Tenores”, che a Bitti hanno fondato una scuola e ricostruito un repertorio di una dozzina di canti (riproposti per intero a Gressoney). Canti profani (d’amore, di protesta o di argomento agro-pastorale) e canti religiosi, come quelli per il Natale e “sa grobes” (laudi) per la Madonna dell’Annunziata. «I canti non sono mai uguali. – continuò Cossellu-Il solista è liberissimo di abbassare o alzare la tonalità e gli altri devono capire ed adattarsi in una frazione di secondo».
Fondati nel 1974, i Tenores de Bitti (“Remunnu ‘e locu” per distinguersi da gruppi più recenti) hanno girato il mondo esibendosi con una formazione tipo che oltre a Cossellu, comprendeva Mario Pira (“Bassu” / Basso Gutturale), Pier Luigi Giorno (“Contra” / Controvoce Gutturale) e Piero Sanna (“Oche” e “Mesu Oche” / Voce Solista e Mezza Voce). Quest’ultimo è, purtroppo, deceduto, dopo una breve malattia, il 29 gennaio 2014.

