E’ venuta, così, a mancare la splendida cornice naturale che da tre anni caratterizza i concerti della rassegna “Musicastelle Outdoor”, non, però, le buone vibrazioni che da 45 anni sono associate alla voce ed alle canzoni di questo protagonista del cantautorato italiano.
Per capirne l’importanza basta, del resto, citare alcune delle canzoni snocciolate allo Splendor (da “Anima” a “Attenti al lupo”, da “Piazza Grande” a “Non abbiam bisogno di parole”) con i bravissimi Stefano Brandoni (chitarra), Giovanna Famulari (violoncello e cori) e Carlo Gaudiello (pianoforte).
Come sono nate le grandi canzoni che avete composto insieme? «Quando stava per partire il tour di “Banana Republic”, Lucio mi telefonò chiedendomi se avevo qualcosa che potessero registrare lui e De Gregori come retro di “Ma come fanno i marinai?”. Dissi di sì, e lui mi invitò ad andare a Bologna perché aveva scritto un testo. Incredibilmente questo entrò perfettamente nella musica e nacque “Cosa sarà”. Quando si è immersi in un momento magico queste cose succedono.»
La tua carriera si può dire sia iniziata a Saint-Vincent, con il Disco per l’Estate, dove, nel 1971, presentasti “Il gigante e la bambina”, qual’è il tuo rapporto con la Valle d’Aosta? «Mi piace molto. Per me è un posto misterioso e affascinante, in cui sono stato diverse volte, e non solo per concerti. A Verrès, nella casa di una mia zia, nel 1999 ho scritto, addirittura, le canzoni del disco “Adesso”.»
La tua ultima esibizione, nel giugno 2011, al Teatro Romano di Aosta, scatenò la polemica con la moglie di Battisti, Grazia Letizia Veronese, perché cantasti l’inedito di Battisti “Il paradiso non è qui”. «Sì, la signora chiese alla Rai di non trasmettere quello spezzone, bloccando, in pratica, la messa in onda della serata del Premio Mogol. In seguito mi chiamò ribadendo che non voleva assolutamente la cantassi né, tantomeno, registrassi. Battisti l’ho conosciuto al bar della RCA e rimasi bloccato dall’emozione come se avessi incontrato Paul McCartney. Per me era un mito perché era riuscito ad annullare la distanza tra la canzone italiana e quella in lingua inglese.»


