Il risciò (in giapponese “jinrikisha” significa “carrozza a trazione umana”) con cui hanno coperto i 128,17 km che separano l’aostana Piazza Arco di Augusto e la torinese Piazza Vittorio Emanuele, si è, infatti, trasformato in uno di quegli strumenti di tortura di cui gli asiatici sono maestri.
Partiti intorno alle 9 da Aosta, sono arrivati ad Ivrea alle 14 “devastati” da una fatica a prova di “Vicks tripla azione e rosario”.
Miracoloso è stato, a questo punto, il pasto consumato in compagnia della quarantina di altri partecipanti alla terza edizione della Aosta-Torino, “catastrofe” organizzata, con cadenza biennale, dai Black Narrows, gruppo di amici valdostani che ha riscoperto il potere socializzante della bicicletta.
Oltre che dal Fiat Doblò ramazza guidato da Giovanna La Pegna (che garantiva rifornimenti a base di acqua e banane), l’impresa è stata seguita in diretta da centinaia di amici grazie ai post messi su Facebook dai protagonisti e da chi li ha incrociati.
Ecco perchè la foto simbolo della giornata è stata quella di Marco Frasca in cui si vede la maschera di fatica di Cuignon e Benedet illuminarsi, per un momento, di un sorriso mentre incrociano “una cronometrista di colore” che esercita in mutande sul ciglio di una provinciale piemontese.
Alla fine, dopo 10 ore di pedalata, sono, comunque, riusciti a raggiungere Piazza Vittorio dove li ha accolti una vera e propria ovazione da stadio, che ha ripagati i due della fatica da Guinness dei primati ma non li ha farà assolutamente recedere dal fermo proposito di non riprovarci più. “Almeno per il 2014. Ahahahahha”, ha aggiunto su FB Cuignon.
Si ringraziano per le due bellissime foto sottostanti MARCO FRASCA e ALESSANDRO BARRA

