Con alcune novità rispetto all’ultima volta, il 22 gennaio di quest’anno, quando, al Teatro Splendor, era stato uno dei protagonisti della serata “Il Tenco ascolta” con Enrico De Angelis inserita nella Saison.
Innanzitutto, per questa seconda tappa del suo “Van De Estaa tùur”, è arrivato allo stadio Puchoz con tutta la band: i multistrumentisti Angapiemage Galiano Persico e Davide “Billa” Brambilla, il chitarrista Maurizio “Gnola” Glielmo, il bassista Alessandro Parilli, il batterista Diego Scaffidi e la corista Leslie Abbadini.
Di cose, nel corso di una carriera ultraventennale disseminata di 11 cd (di cui tre “laiv”, come usa dire), ne ha fatte veramente tante, entrando nelle grazie di un pubblico che va ben al di là del Ticino e diventando un personaggio citato nei cruciverba della “Settimana enigmistica” e in una canzone di Elio e le Storie Tese.
«In ogni caso,- ha tenuto a precisare-il mio personaggio non è stato costruito in un cantiere, ma si è modulato sul vivere in modo abbastanza credibile. Sono una persona molto ironica e predisposta a canzoni energiche, ma c’è anche un mio lato oscuro, con le sue malinconie strane e paure.»
Un lato che viene fuori nell’ultimo cd, “Goga e Magoga”, pubblicato nell’aprile 2014, la cui title track, che ad Aosta è stata riproposta in una versione tribale, prende il titolo dall’espressione “andare in goga e magoga”, ossia “andare in un paese molto lontano”.«E’ un disco bipolare, con una parte maniacale ed una depressiva.- ha spiegato- Dopo che, per anni, sono stato il cantastorie che epicizzava, descrivendoli da una diversa angolazione, realtà e personaggi normalmente considerati di serie B, da un paio di cd ho cominciato a parlare di me. E alcune canzoni sono talmente visionarie che le sto ancora analizzando con l’aiuto di psicologi.»
Numerosi, nelle presentazioni, i riferimenti alla Valle che l’ospitava, verso la quale ha mostrato sempre grande interesse. «Le poche volte che sono stato in Valle mi sono reso conto della forza della lingua che vi si parla. Ho conosciuto pure un personaggio (si riferisce a Philippe Milleret: n.d.r.) che, se non sbaglio, è campione di braccio di ferro e canta e suona in patois. Mi piace l’idea, qualora capitasse l’occasione, di portarlo dalle mie parti, come faccio spesso coi musicisti che fanno questo tipo di cose. Se sono rose fioriranno, sicuramente lui è molto interessante.»

