
Partendo dai Martedì musicali del CRAL Cogne e dal concorso “Voci e complessi valdostani” del Festival dell’Unità che ne caratterizzarono i “favolosi anni Sessanta”, la piccola storia della musica pop-rock valdostana è costellata di gare musicali accomunate da due costanti: il non aver garantito alcun reale sbocco professionale al di là di Pont-Saint-Martin e le polemiche che immancabilmente le hanno accompagnate.
Per chi gareggia il rituale, in fondo, era (e continua ad essere) sempre lo stesso: malcelata fiducia iniziale nella vittoria (perché partecipare sennò?), timore all’approssimarsi dell’esibizione, fatale incidente tecnico che impedisce ai musicisti di rendere al massimo, delusione e polemiche verso un verdetto negativo emesso da una giuria “venduta” ed incompetente o da un pubblico ostile. Si ha, infatti, un bel dire che tanto è un gioco, che l’importante è partecipare, che sarà per la prossima volta, perché da che esistono le gare, musicali e non, l’unica cosa che conta è, invece, vincere. In Valle, come altrove. “Inde irae et lacrimae (da lì l’ira e il pianto)”, come scrisse Giovenale, e polemiche in cui la rabbia porta spesso a travisare la realtà.
E’ successo anche nelle selezioni valdostane di Arezzo Wave svoltesi dal 14 al 16 aprile 2016 nell’auditorium della BCC Valdostana di Gressan. Anzi, in realtà, è successo qualcosa di più: Simone Perron in arte Leon, si è “autoeliminato” dalla finalissima di sabato in polemica con chi, la sera prima, gli aveva fatto pesare il passaggio del turno criticando l’”incoerenza” di una scaletta in cui si erano succedute canzoni in inglese, italiano e francese. «Ho, quindi, deciso– ha annunciato, presentandosi- di fare un live con una coerenza assoluta, specialmente a livello linguistico. E ho scelto una lingua che ieri non ho usato: il patois.» Accennata, quindi, la tradizionale “Dansa pà dessu lo fen”, ha lasciato il palco dopo pochi secondi. Per la cronaca la serata è, poi, finita con la vittoria dei Movin-K davanti a Davide Tosello & Kedivé e Chrom.
Ma, nell’era dei talent show e della crisi dell’industria discografica che ha “verticalizzato” una scena musicale ormai saldamente decisa dall’alto, una domanda sorge spontanea: vale ancora la pena partecipare a queste kermesse? “Il giorno in cui vinci la gara è il giorno in cui smetti di gareggiare” ha detto, a tale proposito, Bob Marley, uno che, pur non avendo partecipato a gare musicali, di strada ne ha fatta indubbiamente tanta. Accompagnato, tra l’altro, da un gruppo, The Wailers (i piagnoni), il cui nome evoca lo strascico di polemiche che a queste gare si accompagnano.
