
«E’ una canzone nata di getto, rappando su una base presa dal web.- racconta Fabio- Più che il virus mi fa paura la gente che si è fatta coinvolgere dai padroni della paura che l’hanno scatenata per creare il panico e distogliere l’attenzione da quelli che sono i reali problemi. Con il megafono dei mass media, hanno giocato sull’ignoranza e la paura per provocare un’isteria di massa sproporzionata al reale pericolo. Pensa solo a quante persone muoiono al giorno per altre cause senza che nessuno ne parli.»
“Tutto il giorno in casa tipo un tipo in quarantena.- rappa Fabio- 40 padroni che ci metton la catena… Stiamo in un recinto come fossimo caprette, labirinto tinto di amuchina e salviette. Il virus si propaga tipo piaga nel cervello… Colpisce l’ignoranza , la paura dittatura…Panico allarmante suona questo allarme. Paura insetticida ci fa fuori tipo tarme.”
Fabio, che è un affermato videomaker, autore di alcuni dei più bei video musicali valdostani, per “Virus C” si è fatto un semplice video selfie davanti al computer. «E’ il messaggio quello che conta.– spiega- E l’immediatezza. Infatti, tra lo scrivere il pezzo e realizzare il video, c’ho messo non più di cinque ore. In più ho messo anche il testo, in modo che tutti capiscano bene.»
E’ la stessa tecnica usata per “Déjà Vu“, altro suo pezzo più intimista ed autobiografico (“il fantastico mondo dei cazzi miei è privo di formule di matematica”). O nella serie “Back in the Dayz 02”, in cui con brevi video Facebook recupera alcuni suoi vecchi brani perché pensa “che l’emozione trasmessa sia meritevole della pubblicazione”.
