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MARIO BIONDI riempie Piazza Chanoux con l’AOSTA CLASSICA BIG BAND

Per sentirlo Luca Gerard è sceso in bicicletta da Cogne superando l’interruzione della strada regionale 47 dopo l’alluvione di fine giugno. Ma per ascoltare Mario Biondi in Piazza Chanoux, ad Aosta, si sono ritrovati in 2500 per una serata di grande musica che ha aperto alla grande gli Aosta Classica Workshop, corsi di perfezionamento jazz realizzati da Aosta Classica in sinergia con il Comune di Aosta.

Foto Comune di Aosta

«Un concerto, in piazza, ad Aosta. per come abbiamo passato gli ultimi anni, dove un certo tipo di musica è scomparsa, appare come un miracolo.- ha commentato il cantante aostano Alberto Neri Quasi come questa giornata con temperatura gradevole, niente pioggia, niente vento, niente nuvole».

Si è confermato, così, il potere scaramantico del crooner catanese che già nel giugno 2013, in occasione di un altro suo concerto per Aosta Classica, aveva portato il sole dopo giorni di pioggia (non a caso, visto che presentava l’album “Sun”). «E’ successo anche recentemente– ha raccontato- quando il 24 giugno ho fatto un concerto al Teatro Romano di Verona in cui smentii previsioni pessimistiche cantando sotto un cielo stellato».

Vi aveva portato una tappa del suo “Crooning – The Italian Tour”, viaggio attraverso il crooning, stile di cui Biondi è maestro. Lo dimostra “Crooning Undercover”, il suo ultimo album, in cui per la prima volta ha dedicato un intero progetto allo stile vocale che ha ispirato la sua carriera, con un mix di cover e inediti impreziosito dalla presenza di tanti protagonisti del jazz italiano come Paolo Fresu, Stefano Di Battista, Rosario Giuliani e Francesco Cafiso.

Molti pezzi contenuti nell’album li ha eseguiti anche ad Aosta, dove, accanto alla sua ritmica, formata dal pianista Max Greco, dal contrabbassista Massimiliano Laganà e dal batterista Enrichetto Santangelotutti nordici come me», ha scherzato, visto che sono anche loro siciliani), è stato accompagnato dai fiati dell’Aosta Classica Big Band diretti da Manuel Pramotton. «Una big Band meravigliosa, che è vostra, mica mia. – ha commentato Biondi durante il concerto- Vorrei che questa collaborazione continui, magari registrando insieme in studio».

Aosta Classica Big Band
Manuel Pramotton

La Big Band aveva aperto la serata con il celebre, e bravissimo, sassofonista inglese Andy Sheppard, uno degli insegnanti dei workshop.

Andy Sheppard

Quindi è salito Biondi, che in un’oretta di concerto ha eseguito una decina di brani, in gran parte tratti dal progetto Crooning Undercover. «Il progetto culminerà il 14 settembre con un concerto speciale con ospiti nazionali ed internazionali. Abbiamo già annunciato la presenza di Fabio Concato e Fabrizio Bosso, ma aspettatevene delle belle perché arriveranno nomi molto interessanti della scena jazz e, ovviamente, del crooning internazionale. Grazie a Dio ho avuto il piacere e la fortuna di collaborare con tantissimi artisti e con molti di loro siamo buoni amici».

Tra le frequentazioni e collaborazioni eccellenti vanta nomi come Pino Daniele, Chaka Khan, lo “zio” Al Jarreau (così lo chiamava Biondi, venendone ricambiato con l’appellativo di Big Voice) e Burt Bacharach. «Bacharach mi è rimasto veramente nel cuore. Durante le nostre tournèe lui cantava solo una canzone, che era la sua canzone preferita, “Alfie”, che stasera eseguiremo per voi».

La prima collaborazione eccellente di Biondi era stata con Ray Charles. «Avevo 16 anni e lo incrociai al Touva di Taormina dove andavo a fare pianobar in trio. Lì ho fatto da spalla a Fred Buongusto, Franco Califano e Peppino Di Capri».

In “Crooning Undercover” è contenuta una sua versione di “My Favourite Things”, da cui ha tratto un video in cui compare in un lettone con nove dei suoi 10 figli (la decime, Lua, è nata dopo). «Ho cantato nelle versioni italiane di molti film di Walt Disney, e questo mi ha molto aiutato coi figli. Tranne che in “Rio”, in cui facevo la parte del cattivo, per cui si sono un pò arrabbiati perchè i compagni li prendevano un pò in giro».

Luca Gerard è arrivato in bicicletta da Cogne
Foto Michele Picciurro
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