
Salvo episodiche, isolate, reunion, sono passati 31 anni da quel 14 gennaio 1994 in cui Mauro Repetto mise fine alla sua avventura con Max Pezzali negli 883. Dopo cinque anni costellati da successi epocali, che la sera di sabato 26 aprile Repetto ha raccontato e cantato nella tensostruttura allestita nella Piazza d’Armi del Forte di Bard con lo spettacolo “Alla ricerca dell’Uomo Ragno”.
Partendo dal libro “Non ho ucciso l’uomo ragno”, pubblicato nel 2023 da Repetto (con Massimo Cotto), è nato uno spettacolo scritto e diretto da Stefano Salvati (il più importante regista e autore italiano di videoclip, sceneggiatore e produttore) e da Maurizio Colombi (commediografo e regista teatrale) che l’hanno trasformato in un one man show, a metà tra realtà e finzione. Ambientando nel Medioevo una favola surreale in cui, col supporto dell’intelligenza artificiale, Mauro Repetto interagisce, per esempio, con sé stesso e Max Pezzali com’erano da ragazzi, quando, pieni di speranza, decisero di puntare sulla Musica, forti di una canzone nata nel Bar del Turista di Pavia da una battuta di Pezzali. “Hanno ucciso l’Uomo Ragno, com’è stato non si sa. Forse quelli della Mala, forse la pubblicità“, canticchia loro l’oggi cinquantaseienne Repetto. Salvo sentirsi apostrofare dal suo replicante giovane: «Chi è quel vecchio? E come fa a sapere il nostro testo?»
Repetto interagisce anche coi personaggi che hanno contribuito alla nascita e alla carriera degli 883: il conte Claudio Cecchetto (capo supremo di radio DeeJay), il barone Fiorello, il principe Jovanotti, il dottor Amadeus, il marchese Gerry Scotti.
«Io e Max– aveva annunciato Repetto- siamo due menestrelli in una Pavia un po’ neo-ghibellina che vogliono accedere alla corte del Conte Claudio sfruttando, come in “Non ci resta che piangere” di Benigni e Troisi, l’artificio di andare nel passato per avere una visione più ironica del racconto contemporaneo. Scherzeremo, canteremo, balleremo, rideremo e forse ci scapperà qualche lacrimuncia perché parleremo di momenti importanti della nostra vita».
Oltre a Mauro sul palco c’erano L’Uomo Ragno (Davide Tagliento) e La Donna dei Sogni (Monica De Bonis), mentre gli altri personaggi si sono materializzerati grazie all’intelligenza artificiale («A Maurizio Colombi ho posto solo un imperativo: che l’intelligenza artificiale fosse nostra schiava e non noi suoi schiavi»).
Dopo il debutto il 7 ottobre 2024 al Teatro Fraschini di Pavia, il successo ha fatto sì che ci siano state tante repliche, a dimostrazione di come lo spettacolo abbia toccato canzoni ed anni importanti per una generazione di italiani.
Un ricordo rinfrescato lo scorso anno dalla serie televisiva Sky “Hanno ucciso l’Uomo Ragno – La leggendaria storia degli 883”. «Agli spettacoli vengono anche bambini che ci hanno scoperti attraverso la serie, attirati dalle canzoni ma anche dalla favola di due ragazzi provincialotti, talmente normali che veramente tutti potevano identificarsi con noi».
Oltre a raccontare episodi e aneddoti, sul palco Mauro ha ballato e cantato, con le basi, hit come: “Non me la menare”, “Tieni il tempo”, “Nella notte”, “Sei un mito”, “Nord Sud Ovest Est”, “Hanno ucciso l’Uomo Ragno” “Come mai”, “Rotta x casa di Dio”, “Finalmente tu” (scritta per Massimo Ranieri, ma portata a Sanremo da Fiorello), “6/1/sfigato”, “S’inkazza (questa casa non è un albergo)” e “Gli anni”.
Ritagliandosi due spazi intimi, voce e chitarra, per “Weekend” e “Con un deca” («sono le più road movie ballad, diciamo quasi da New Jersey pavesino»).
In un momento dello spettacolo l’Uomo Ragno, in calzamaglia rossa e blu, ha interrogato Flash (il soprannome giovanile di Repetto) sul perché del traumatico abbandono del gruppo nel momento top. «Un po’ ero spaventato da quella fama improvvisa e inaspettata, dalla pressione mediatica e dalle aspettative del pubblico.- ha spiegato Mauro- Ma, soprattutto, volevo concretizzare il sogno americano che avevo fin da bambino. Non ho rimpianti, anche se mio padre mi disse: “altro che un Uomo Ragno, tu hai ucciso la gallina dalle uova d’oro”».
