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CRISTANO DE ANDRE’: De Andrè canta De Andrè ma suona “Coldplay” e “U 2”

«Ricordo che mio padre ascoltava Brassens e odiava, invece, i “Rolling Stones”. Per cui quando da ragazzo li mettevo a balla mi urlava: spegni quel cazzo di musica

Il risultato di questo scontro generazionale di gusti musicali è stato che Cristiano De Andrè (era lui il ragazzo in questione) ha continuato ad ascoltare il rock, ma, in compenso, ha fatto tesoro degli input che gli venivano dal padre Fabrizio.

Ne è venuta fuori l’intrigante sintesi musicale che ha caratterizzato il tour “De André canta De André” che il 23 ottobre 2009 riscosse grande successo al Palais Saint-Vincent per la “Saison Culturelle”, ed in cui, a dieci dalla morte del padre, Cristiano interpretò dal vivo alcuni brani di Fabrizio in una nuova veste pop rock.

«Il rapporto con le  canzoni di mio padre è molto delicato– spiegò Cristiano (nato il 29 dicembre 1962) prima del concerto- e questo sia per il coinvolgimento emotivo che mi provocano, visto che molte le ho viste nascere, sia perché per i suoi fans le sue versioni sono quelle definitive. Per cui ho cercato di farle mie riarrangiandole con musicisti che  ascoltano la musica che attualmente mi piace come quella di “Verve”, “Coldplay” e “Radiohead”. E mi sembra che, pur non perdendone lo spirito originale, siamo riusciti a portarle da un’altra parte.» “Quello che non ho” è, cosí, diventata un pezzo dark “à la maniere de U2”, “A cimma” sta a metà tra un Beck acustico e i “Coldplay” e “Il pescatore” è stata, addirittura, “tirata” alla “Ramones”.

Luciano Luisi

«Fabrizio– spiegò il tastierista Luciano Luisi, responsabile degli arrangiamenti- aveva un’anima rock che si percepisce nelle pieghe delle canzoni, anche quelle più insospettabili come “A cimma”. Tutti i pezzi si prestano ad una rilettura pop-rock che è stata mirata a trovare un sound personale per Cristiano che possa traghettarlo verso il prossimo Cd di inediti.» Prima, però, il 20 novembre fu pubblicato un Cd che raccoglieva undici pezzi registrati live durante il tour nell’estate scorsa. «La scelta delle canzoni– precisò Cristiano- è stata fatta tenendo conto del  momento storico che stiamo vivendo che è piuttosto effimero, senza più un appiglio né un punto di riferimento e con un consumismo sfrenato che ci porta ad essere sempre più soli e depressi. E non ci sono canzoni che sappiamo descriverlo meglio di “Smisurata preghiera” o “Amico fragile”,  che sono assolutamente attuali. O, anche, “Verranno a chiederti del nostro amore” che ho visto scrivere in diretta e dedicare a mia madre.»

Osvaldo Di Dio

Canzoni che Cristiano ha saputo fare sue grazie a fattori genetici, che in certi  momenti lo rendono un impressionante replicante del padre, ma, anche e soprattutto, grazie ad una grande maturità artistica espressasi anche in uno spericolato polistrumentismo (è passato dalla chitarra al bouzouki, dal violino alle tastiere). Particolarmente azzeccata, quindi, la scenografia di Pepi Morgia (regista di tutti i tour del padre) che ripropose per lo spettacolo un fondale di vele («con Fabrizio usavo velieri un po’ retrò, qui c’è una barca a vela di quelle moderne ipertecnologiche») a simboleggiare un viaggio musicale che idealmente prosegue.  Passaggio di testimone  sancito anche dalla presenza nel tour di Cristiano dello stesso staff che aveva a lungo lavorato con Fabrizio: da Bruno Sconocchia, che ne era il manager, a Giovanni “Riccio” Colucci, suo storico fonico. Per non parlare di Morgia e, nel concerto di Saint-Vincent,  di Massimo Bubola, storico collaboratore del padre.

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