PAT METHENY GROUP: una magica alchimia che nasce dal suono e dalla melodia
Gaetano Lo Presti
«Ho già suonato in altri stupendi posti antichi di cui l’Italia è piena: dall’Arena di Verona al Teatro Greco di Taormina, fino alle meravigliose piazze storiche che avete solo voi. Il Teatro Romano di Aosta l’avevo visto solo in foto, ma tanto mi è bastato per essere certo che ci avrebbe dato una buona ispirazione.» Questo “turista” d’eccezione altri non era che il cinquantacinquenne statunitense Patrick Bruce Metheny, uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi, prima che, il 14 luglio, fosse protagonista, nella suggestiva cornice del Teatro Romano di Aosta, di un concerto d’eccezione che lo ha visto, con il suo “Pat Metheny Group”, aprire la rassegna “Aosta Classica”.
Come dargli, del resto, torto vedendo l’impatto emozionale prodotto sul pubblico del Teatro Romano da pezzi come “This is not America” (sentendo la sua versione strumentale è venuto da pensare che, quasi quasi, David Bowie gliel’abbia rovinata con il canto) o l’acustica “Farmer’s Trust” o l’orgasmica “Are you going with me?” caratterizzata da un vero e proprio coito con la chitarra synth.
«In questa tournèe estiva facciamo il meglio del mio Song Book. Abbiamo una scelta così ampia che ogni sera possiamo cambiare scaletta. Dalla scelta del momento dipende anche quali chitarre uso. In genere parto con la mia Ibanez modello Pat Metheny, poi, potrei usare la ‘Pikasso’ Guitar a 42 corde (come ha effettivamente fatto,vedi video:n.d.r.), una sorta di incrocio tra chitarra e arpa dalle potenzialità strabilianti.»
Il lavoro di ricerca sul suono del “Pat Metheny Group” ha, infatti, spinto il chitarrista a sperimentare strumenti e tecnologie nuove che, partendo dalla chitarra synth, lo hanno portato, nell’ultimo progetto “Orchestrion”, a creare, da solo, la magia di un ensemble. «Ho voluto dimostrare che un musicista può uscire dai soliti ruoli suonando più strumenti. Probabilmente le bands del futuro saranno caratterizzate dallo sviluppo delle tecnologie che ho usato.»
In “Orchestrion” Metheny ha usato anche la chitarra sarda fattagli scoprire da Paolo Angeli. «E’ un ottimo strumento che ho scoperto incontrando Paolo al Festival Jazz di Sant’Anna Arresi. E’ una chitarra modificata che mi permette di suonare usando anche i piedi. Sono stato molte volte in Sardegna, scoprendo un incredibile patrimonio musicale. Ho diviso il palco con un’orchestra di launeddas e ho imparato qualcosa di nuovo retaggio di un’antichissima tradizione. Più che interessante è stato magico. Sono interessato alla musica popolare di tutto il mondo ed ho avuto la possibilità di ascoltare musiche provenienti da molte regioni italiane.»
Il quartetto che si è ascoltato ad Aosta era completato dallo storico bassista Steve Rodby e dal devastante batterista Antonio Sanchez, subentrato nel 2002 a Paul Wertico. «Dopo tanti anni– ha spiegato Metheny- ho voluto immettere un musicista della generazione successiva alla nostra, e il suo entusiasmo e la voglia di fare hanno influito in modo fantastico sul mio modo di comporre musica.»
A proposito di entusiamo, quando lei ha iniziato gli USA erano pieni di speranze per la fine della guerra del Vietnam e della presidenza Nixon, come vede adesso la situazione? «Gran parte della mia generazione è cresciuta con quelle speranze che ora, con Obama, sono tornate. È una delle figure più importanti degli ultimi anni e sogno che duri a lungo. Anche perché ama Miles e Coltrane.» Entusiasta, Pat, lo è stato anche al termine dello spettacolo aostano. Al punto che, andando via dal Teatro Romano, ha detto: “Posto Perfetto!!! Chiamatemi quando volete!!!! Io torno!!!»