Leckie, che ogni anno riceve 500 richieste di produzione, aveva voluto registrare un demo con Greaney ai leggendari Abbey Road Studios. Anche perché era convinto che quello strano tipo non fosse lontano dal vero quando diceva «I know I’ve written some really timeless songs (so di avere scritto canzoni senza tempo).» Come non essere d’accordo ascoltando “Living can be easy” o “What matters isn’t easy”. “Easy” come non è certo stata la vita di Greaney che tra il 1997 ed il 1999 ha perso padre, donne e la battaglia con l’alcool. “Easy” come non è certo un carattere(“I’m a slag”, si definisce su FB) che, dopo due settimane di lavoro, ha portato Micky a mandare al diavolo Leckie ed il più che probabile successo. «Lui mi vedeva come una copia di Richard Ashcroft o Thom Yorke ma io non volevo quello. Non ero me stesso e non avevo niente di buono da dire.» Per scrivere, infatti, canzoni che fanno innamorare per la loro verità Micky ha bisogno di essere veramente innamorato. Anche infelice, ma innamorato. Lo dimostra “Stay”, ascoltata il 10 dicembre 2010 da Roberto Dell’Era, il bassista degli Afterhours, all’Espace Populaire di Aosta in un’interpretazione unplugged lancinante. Roberto, quando l’aveva ascoltata la prima volta da Greaney aveva pianto, in molti all’Espace ci sono andati molto vicino.

