
Era con Rava la sua “tribe” formata da Gianluca Petrella (trombone), Giovanni Guidi (piano), Gabriele Evangelista (contrabbasso) e Fabrizio Sferra (batteria).«Faremo un continuum musicale, non limitandoci alla musicazione dei singoli corti.– aveva spiegato Rava- Non ho composto musiche specifiche, ma suoneremo la nostra musica, perché, a meno che uno non faccia una musica descrittiva, il rapporto con l’immagine non nasce in partenza ma è lo spettatore che lo trova facendosi i suoi “sync”. Mi è successo di comporre musica da film seguendo richieste particolari e dettagliate, per, poi, al momento del montaggio vedermela sbattere in scene completamente diverse dove andava bene lo stesso.» Come mai, nonostante il primo film sonoro, nel 1927, si intitolasse “The Jazz singer”, il jazz è sempre stato pocopresente nelle colonne sonore? «Perché ha certe caratteristiche che si adattano a film molto particolari. Negli anni Cinquanta e Sessanta ce n’era abbastanza in certi film inglesi e, soprattutto, francesi. Ma si sa, ai francesi piace essere snob, e all’epoca utilizzare musicisti come Miles, Blakey e Monk lo era abbastanza. E, comunque, ha funzionato meravigliosamente. In Italia in quel periodo c’erano Trovajoli, Umiliani e Piccioni con una musica vagamente parajazzistica.»
Ospite d’eccezione del gruppo è stato il trombettista americano Dave Douglas, con cui Rava ha recentemente fatto una tournèe in Europa. «Dave è uno dei miei musicisti preferiti, ed anche uno dei più creativi in circolazione.-ha commentato Rava- Tecnicamente è molto avanti, e lo dice uno, come me, che è ipotecnico ma ha una grande ammirazione per gli ipertecnici, anche se, poi, in linea di massima, non mi commuovono. Però oggi che nessuno sa fare o fa male il proprio lavoro, vedere della gente che è brava a fare una cosa, che suoni la tromba o tiri su un muro, mi lascia muto d’ammirazione.»
