
Anche il pubblico del teatro Giacosa fu, infatti, ammaliato dal virtuosismo di questo allievo di Piatigorkij e Rostropovich, dal suono del suo preziosissimo “Montagnana” nel 1720 («lo stesso anno in cui Bach compose le Suite per Cello», fece notare) e, “last but not least”, dalle sue svolazzanti mises firmate da Issey Miyake, così inconsuete per un musicista classico.
Bravissimo nelle sonate per pianoforte e violoncello di Mendelssohn e Brahms, fu superbo nelle trascrizioni dei lieder degli stessi autori ed in alcuni pezzi brevi di Faurè e Massenet concessi come bis. «Da quando avevo 13 anni ho sempre sognato di suonare delle “canzoni senza parole” con il violoncello, perché la sua voce strumentale è quella più simile a quella umana. Tra gli innumerevoli meravigliosi pezzi esistenti bisogna però operare un’accurata selezione: io, per esempio, scelgo soprattutto in base al testo. Suonare delle romanze senza testo è in ogni caso un’operazione più che lecita perché- come hanno detto grandi poeti e filosofi- la musica inizia dove finiscono le parole.E’ questa la ragione per cui è il linguaggio più internazionale».
I brevi pezzi concessi come bis hanno fatto anche la sua fortuna discografica, risultando tra i più venduti nella sterminata discografia che conta più di 50 dischi pubblicati per la Deutsche Grammophon. «Quando nel 1987 nacque mia figlia Lilly (diventata una valente pianista: n.d.r.) le dedicai il CD “Meditation” – concluse- conteneva diciotto brani nei quali ritrovavo le caratteristiche del violoncello. Quando, poi, nel 1989 fa è nato mio figlio Sasha (divenuto, poi, una violinista: n.d.r.) ho ripreso questa idea registrando con l’orchestra il CD “Adagio”. Sono lavori che hanno avuto molto successo, per cui adesso molta gente mi chiede: perché non fai ancora figli?».
