
Si tratta, più precisamente, di due italo-americani considerati tra i migliori al mondo: il trombonista Joe Alessi (nato cinquantadue anni fa a Detroit, ma il cui nonno era originario di Agrigento) e il trombettista Allen Vizzutti (nato cinquantanove fa nel Montana, ma con nonni lucchesi).
Il che detto da quello che, con lo svedese Christian Lindberg, è considerato il miglior trombonista di sempre non può che rendere orgoglioso il movimento trombonistico valdostano. Tra le eccellenze da questo espresse c’è Stefano Viola, l’insegnante dell’IMP che la masterclass ha organizzato (con il trombettista Davide Sanson). «Vi partecipano 24 trombettisti e 28 trombonisti.– ha precisato- Tutti allievi dell’Istituto, sia quelli del biennio di perfezionamento che ragazzi più giovani. I non valdostani, invece, sono stati ammessi solo come “uditori”.»
Oltre al fiato, all’uso della coulisse e alla coordinazione tra le due cose, Alessi ritiene molto importante l’apertura ad altri generi musicali. Primo fra tutti il jazz. «Quando ero giovane sentivo tutto il tempo il grande J.J. Johnson e molti trombettisti jazz, e tra i miei insegnanti c’è stato il jazzista John Coppola. A metà degli anni Settanta, poi, ho partecipato al Monterey Jazz Festival con un’orchestra con Benny Golson, Clark Terry ed Eric Marienthal.» Per concludere, con eccessiva modestia:«Non sono tanto bravo ad improvvisare, ma sto imparando.»
L’apertura a 360 gradi caratterizza anche Vizzutti. «Per molto tempo ho lavorato negli studi di Los Angeles– ha raccontato- suonando per gente come Frank Sinatra, Neil Diamond, Barbra Streisand e Prince. Quelli che, però, mi hanno più impressionato sono i jazzisti, in particolare Chick Corea che è un vero genio.»
Dubbi in proposito e barriere tra generi musicali sono caduti nei bis che hanno visto entrambi i virtuosi in scena. Dopo un pirotecnico “Fandango” di Joseph Turrin, è stata la volta di una travolgente versione di “Chameleon” di Herbie Hancock, con i due scatenati (anche scenograficamente) e Pierobon alla tromba. E’ finita con il pubblico in visibilio e la conclusione della direttrice dell’IMP, Florinda Bartolucci, che «i grandi musicisti rendono obsolete le barriere tra i generi perchè suonano, sempre e comunque, grande Musica. E a questi livelli si arriva soltanto attraverso la cultura accademica.»
