
Dagli esordi adolescenziali con i Voodoo fino a quando è diventato un protagonista della scena musicale italiana. Come cantautore e chitarrista (nel 1998, con i Mao e la rivoluzione, era stato tra le nuove proposte del Festival di Sanremo con “Romantico”,«un pezzo pop che aveva fatto flop»), ma anche, DJ, VJ, attore (in “Perduto Amor” di Franco Battiato e “I Solidi Idioti” di Enrico Lando) e conduttore radio-televisivo“(a MTV con Andrea Pezzi e alla Rai con “Scalo 76” e, al fianco di Simona Ventura, in “Ventura Football Club”) .
Nel libro ne accenna col tono ironico e svagato di chi ha vissuto “quello che gli accadeva mentre era occupato a fare progetti per il futuro” (come recita il verso di una canzone di John Lennon che conclude il volume). Sono, del resto, tantissime le citazioni musicali: dai Rolling Stones a Battiato, dagli Oasis a Jannacci (“Jannacci dice che bisogna avere orecchio. Io aggiungerei anche un pizzico di fortuna. Insomma ci vuole il suo bel culo, dico io”).
Non ti sembra che, in realtà, i tempi vadano in tutt’altra direzione?, gli ho chiesto, «Infatti, adesso chi sta al potere è più rivoluzionario di chi pensava di cambiare le cose, per cui bisogna piuttosto fare i conservatori di quello che ci lasciano.» Mao lo fa cercando di “conservare” la memoria (con gli spettacoli del trio “Le voci del tempo”) e gli spazi di socializzazione (con “Il salotto di Mao”, da anni in onda sulla torinese “Gru radio”).
A “Meglio tardi che Mao” è allegato un cd che contiene 4 canzoni inedite che corrispondono ai quattro capitoli del libro (“Segreti”, “Leader”, “Dikonoke” e “Ode all’ombelico”) e cinque pezzi che ripercorrono, riarrangiati, la sua storia musicale (“Satelliti”, “Fiori pazzi”, “Un mondo diverso”, “Chinese take away” e “Shampino”). Pezzi che hanno costituito il canovaccio della sua esibizione unplugged all’Espace con il percussionista Vito Miccolis e gli Elettrocirco.
