Il monumento che più di tutti celebra la gloria dell’imperatore Cesare Ottaviano Augusto è stato, quindi, scelto dagli organizzatori di Aosta Classica come scenario per il concerto del pianista Roberto Cacciapaglia che la sera del 3 agosto ha solennizzato il Bimillenario della morte di Ottaviano.
Non poteva esserci musicista più adatto visto che il sessantunenne milanese è abituato a far risuonare il suo grand piano in luoghi carichi di storia: dal Duomo di Milano al Castello di Lerici, dal Teatro Carignano di Torino al Belvedere di Villa Rufolo a Ravello.
Il pezzo è contenuto nel suo ultimo cd “Alphabet”, in cui con una innovativa tecnologia, ha cercato di fare emergere quell’“essenziale invisibile agli occhi”, e alle orecchie, di cui scriveva Antoine de Saint- Exupéry. «Registrando con 12 microfoni ho portato alla luce gli “armonici”, che sono suoni che non sentiamo, ma che, come diceva Pitagora, sono il fondamento dell’Universo., Visivamente corrispondono alle onde che, quando gettiamo un sasso in un lago, sembrano, ad un tratto, sparire ma, in realtà, continuano.»
L’ha imparata talmente bene che adesso i suoi cd sono saccheggiati dai pubblicitari per colonne sonore di spot che sono nelle orecchie di tutti: dal “Lux libera nos” (dall’album “Tempus fugit”) che nel 2003 sonorizzò uno spot del Fernet Branca a “How long” (dall’album “Incontri con l’anima”) usato per “Levissima”. Per non parlare della sua “Times” che è diventata la colonna sonora di uno spot di Telecom Russia.
Nel suo bagaglio di esperienze ci sono anche le sperimentazioni pop rock con Gianna Nannini Giuni Russo, Alice e Ivan Cattaneo. «Dal rock, che è una musica molto diretta, ho imparato il gusto di mettere in secondo piano l’intelletto e prediligere le emozioni. Anche per questo con “Alphabet” sono tornato al pianoforte, in cui il gesto fisico congiunge l’emozione di chi suona con chi ascolta. Nell’elettronica c’è, invece, più costruzione e si arriva al paesaggio sonoro con un lavoro di tipo virtuale.»

