Inevitabilmente, quindi, anche nella musica della giovane pianista Emie Rioux-Roussel sono presenti due anime: quella più lirica e classicheggiante, che caratterizzava il cd “Temps Inégal” con cui esordì nel 2010, e quella piena di groove che innerva il recente “Quantum”. In mezzo c’è stato “Transit” (del 2013), votato miglior disco dell’anno al Prix Opus 2013-2014, in cui ha messo a punto l’interplay con Nicolas Bédard (contrabbasso) e Dominic Cloutier (batteria), la sua “seconda famiglia” con cui si è esibita il 10 marzo all’Espace Populaire di Aosta.
«Penso che dovremmo democratizzare il jazz- ha spiegato, infatti, Emie- facendolo conoscere e mostrando che non è musica di élite. Anche perché il jazz attuale è influenzato da molti tipi di musica: classica, pop, rock e R&B. Per cui, invece di rimanere prigionieri di un’epoca, dobbiamo cercare di fare musica che rifletta i tempi che stiamo vivendo.»
Anche i pezzi più riflessivi, come l’iniziale “Snooze”, “Les deux saisons” o “Funambole”, hanno, poi, sviluppi in cui la sezione ritmica è molto ben presente, interagendo con estrema libertà con Emie. «Nei concerti la musica ci porta spesso in luoghi imprevedibili e sono convinta che non dobbiamo controllarci ma, piuttosto, lasciarci andare. Deve essere la musica a decidere.»


