Nato a Torino il 24 maggio 1914, Valdengo si era affermato come interprete verdiano e dell’opera italiana in genere calcando i palcoscenici dei maggiori teatri lirici del mondo e cantando sotto la direzione di maestri leggendari: da De Sabata a Böhm, da Bernstein a Gavazzeni. Impressionante, poi, l’elenco dei suoi partners vocali: da Tito Schipa a Renata Tebaldi, da Beniamino Gigli a Giuseppe Di Stefano.
Con Galeffi e Stabile, è stato uno dei tre baritoni preferiti da Arturo Toscanini, che nel 1947 lo volle interprete di Jago per l’ “Otello” da lui diretto alla N.B.C. di New York. Tale fu il successo, che il Metropolitan di New York scritturò Valdengo per dieci stagioni consecutive, caratterizzate da interpretazioni di riferimento del “Falstaff” e dell’”Aida” dirette da Toscanini (quest’ultima, nel 1949, fu la prima un’opera lirica trasmessa in televisione).
Nel 1966, amareggiato dal mondo della lirica, si era ritirato a Saint-Vincent, dedicandosi, da “eurobaritono di seconda mano, come nuovo”, all’insegnamento (fra i suoi innumerevoli allievi si sono distinti i valdostani Bruno Praticò, Mirella Caponetti e Federico Longhi). Importante anche la sua opera di animatore culturale, che in Valle lo portò a creare le “Semaines Musicales” di Saint Vincent e Saint Pierre e il cenacolo “Italo Mus”, e organizzare conferenze, opere in forma di concerto e alcune stagioni liriche degli anni ’70. Giuseppe Valdengo si è spento il 4 ottobre 2007, all’ospedale di Aosta, dove da qualche giorno era ricoverato nel reparto di Cardiologia.

